Support Bacteria. It’s the only culture some people have.

 

Nell’articolo di oggi si parla di resilienza, fermenti lattici, probiotici e prebiotici.

“Great minds discuss ideas; average minds discuss events; small minds discuss people.” – Eleanor Roosevelt

Nel 1908, un genio dal nome impronunciabile, Ilya Metchnikoff, propose una tesi secondo cui la longevità degli ultracentenari pastori bulgari dipendesse dal consumo di latti fermentati. Proprio in quel latte Ilya scoprì poi un bacillo che chiamò Lactobacillus bulgaricus, in onore degli abitanti della Bulgaria.

Egli ipotizzò che non tutti i microrganismi fossero dannosi  per la salute dell’uomo. Anzi, alcuni batteri intestinali erano in grado di promuovere la salute e proteggere contro l’invecchiamento.

L’idea di Metchnikoff, basata su empirismo, osservazioni scientifiche e geniale intuizione, fu a lungo derisa dalla comunità scientifica.

Grazie a questo stesso principio, oggi, alcune tra centinaia di aziende del settore lattiero-caseario dichiarano un fatturato annuo di 22412 miliardi di Euro.

Quindi, questo premio Nobel per la medicina oggi ci insegna due cose:

  • Se non avrai fiducia in te stesso, nessun altro l’avrà al tuo posto. Sai che uno dei più grandi rimpianti dei malati terminali è quello di non aver fatto ciò che amavano o in cui credevano per la paura del giudizio degli altri?
  • Tutti questi nomi strani che leggete su yogurt , alcuni tipi di latte e formaggi freschi (Bifidus di qua, Bifidus di là… Avete presente?) sono degli organismi vivi effettivamente benefici per la nostra salute che prendono il nome di probiotici.

(Per ora la promessa è quella di migliorare il transito intestinale ed il sistema immunitario. Sull’eterna giovinezza credo ci stiano ancora lavorando. In caso vi aggiorno, tranquilli. 😀 )

Li troviamo anche nel kefir (una bevanda ottenuta dal latte fermentato di capra, mucca o pecora), crauti, zuppa di miso, tempeh (ottenuto dalla fermentazione dei semi di soia), tè kombucha e latticello.

La vita dell’omo si fa delle cose mangiate.” – Leonardo da Vinci

Ok. Ti ho appena detto cosa sono i prObiotici e dove puoi trovarli. Ora ti spiego la differenza con i prEbiotici.

Allora, a parte il fatto che a mia nonna che deve mangiare il kefir glielo spieghi tu, poi… come sarebbe che adesso mi parli dei prebiotici? Non sono la stessa cosa? La scelta della “E” o della “O” non varia semplicemente in base ai gusti personali?

No aspetta, non funziona proprio così. Sono due cose diverse. I prEbiotici infatti, non sono microrganismi ma sostanze provenienti da vari tipi di carboidrati (per lo più fibre) che noi esseri umani non siamo in grado di digerire.

Tra gli alimenti più ricchi in prebiotici abbiamo: legumi, avena, banane, bacche, topinambur, asparagi, tarassaco, aglio, porro, cipolla. Se assunti in quantità adeguata, favoriscono selettivamente la crescita e l’attività di uno o più batteri già presenti nel tratto intestinale.

Ascolta io non ci sto capendo nulla, se i probiotici sono quelli che fanno bene e sono diversi dai prebiotici,  che caspita sono i fermenti  lattici? 

Lo so, il discorso non è semplicissimo.

In effetti  i probiotici fanno parte dei fermenti lattici: ovvero tutti quei microrganismi vivi da assumere con la finalità di reintegrare o modificare la microflora intestinale, per migliorare lo stato di salute dell’individuo o, nel caso di medicinali, contribuire a trattare una malattia.

Tuttavia, perché i fermenti lattici siano considerati probiotici, devono soddisfare alcune condizioni:

  • Arrivare vivi all’intestino.
  • Insediarvisi ed essere in grado di colonizzarlo (sopravvivendo all’ambiente acido dello stomaco ed ai sali biliari nella prima parte dell’intestino).
  • Influenzare positivamente la flora intestinale contrastando i batteri pericolosi.
  • Contribuire a favorire le difese immunitarie.

 

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Quindi, quando sulla confezione dello yogurt  troviamo scritto: “contiene fermenti lattici vivi” questo non presuppone che siano probiotici.

In effetti, possono essere considerati fermenti lattici anche solo i due batteri usati per la produzione dello yogurt, ovvero il Lactobacillus bulgaricus e lo Streptococcus thermophilus, che però, secondo le linee guida fornite dalla FAO/OMS, non possono essere considerati probiotici perché non resistono ai succhi gastrici e quindi muoiono senza svolgere alcuna azione benefica per l’organismo.

Se uno yogurt contiene probiotici, dunque, oltre ai due batteri appena citati, deve avere anche i fermenti lattici probiotici, tra cui almeno uno dei seguenti batteri: Lactobacillus AcidophilusBifidusLactobacillus caseiLC1Lactobacillus gasseri. Dai un’occhiata alle etichette.

Per oggi mi sa che ti ho già confuso abbastanza, ma ricorda: “Quanto più già si sa, tanto più bisogna ancora imparare. Con il sapere cresce nello stesso grado il non sapere, o meglio il sapere del non sapere.”

..Ho fatto peggio? 😀

Buona giornata,

Alessandra.