Una caramella oggi, la fame emotiva domani.

 

La fame emotiva  è  un comportamento alimentare che consiste in una sorta di confusione tra emozioni e cibo. Non sempre si mangia per saziare un bisogno fisiologico, a volte si può mangiare per compensare un’emozione negativa.

Uno studio pubblicato nel 2015 sull’American Journal of Clinical Nutrition ha analizzato il rapporto tra l’atteggiamento di alcuni genitori rispetto all’alimentazione dei loro bambini di 3-5 anni di età e la tendenza allo sviluppo della fame emotiva.

I genitori che avevano riferito di aver utilizzato il cibo come premio hanno poi riscontrato, qualche anno dopo, che i figli, in risposta a dei piccoli stress, consumavano molte più calorie da snack e cibi calorici rispetto al gruppo di controllo.

Dove non sono arrivati i genitori, spesso, è arrivata la scuola…

Se fai il bravo ti do una caramella”…  suona familiare?

La memoria ci dà la possibilità di rivivere momenti passati che associamo a determinate sensazioni.

Nel 2004, due ricercatori hanno vinto il Premio Nobel proprio per aver scoperto il collegamento tra i recettori olfattivi ed il sistema delle emozioni e questo fenomeno è stato battezzato “Effetto Madeleine” in omaggio alla magistrale descrizione di Proust.

“Ma nello stesso istante in cui il liquido al quale erano mischiate le briciole del dolce raggiunse il mio palato, io trasalii, attratto da qualcosa di straordinario che accadeva dentro di me.” Proust

Sfortunatamente, quando questi ricordi collegano il cibo con l’umore potrebbe nascere un problema.

Se poi a tutto questo aggiungiamo: “Se non fai il bravo, per punizione, tre giri di corsa”… mio caro Houston, direi che i problemi sono due.

Associando  l’idea della punizione con l’attività fisica non mi stupisco nel vedere che il 42% degli italiani viene preso da attacchi di rimandite cronica al solo pensiero di mettere le scarpe da ginnastica.

funny-girl-running-rumVisto che l’allarme obesità infantile, secondo il Ministero della Salute, colpisce in Italia un bambino su quattro, questo richiederebbe un impegno in prima linea da parte delle scuole.

La seconda metà della vita di un uomo è fatta di nient’altro che le abitudini che egli ha acquisito durante la prima metà.
Fyodor Dostoyevsky

Grace Hopper diceva che la frase più pericolosa in assoluto è:Abbiamo sempre fatto così”. Le ricompense date dalle maestre per incoraggiare i bambini a mantenere dei comportamenti corretti o per spronarli ad ottenere dei buoni risultati dovrebbero iniziare ad essere totalmente scollegate dal cibo.

Coinvolgere magari degli oggetti materiali o simbolici. Colori, musica o attività ricreative. Niente compiti. Tempo extra per delle chiacchiere con il vicino di banco. Un nuovo gioco. Libri. Piante, Ecc Ecc.

Il cibo non è solo ciò che tiene in vita il corpo, ma è soprattutto qualcosa che mantiene viva la nostra mente.

Piccolo sondaggio. Quanti di voi hanno ricevuto le famose caramelle premio? Ricordate ancora il tipo? Divertiamoci un pò…  🙂

Alessandra.

Nonna, oggi ti spiego perché si ingrassa.

 

Visto che tra le principali cause di overeating rientrano anche i pranzi dalla nonna, ecco una guida pratica per spiegarle in modo semplice il perchè si ingrassa.

Ovviamente, nonna, digiunando si ingrassa… ma non solo.

“Se non puoi convincerli, confondili.” – Legge di Truman

Iniziamo con il dire che siamo naturalmente predisposti ad ingrassare. Tanti anni fa (ma veramente tanti) quando l’uomo doveva andare a caccia per procurarsi il cibo, ogni giorno era un po’ una lotta per la sopravvivenza.

La natura ha quindi deciso di premiare i risparmiatori; ovvero chi, nei periodi favorevoli, riusciva ad accumulare più tessuto adiposo, la nostra riserva energetica, per poterlo poi utilizzare nei periodi di carestia.

Non a caso, la donna ideale nel paleolitico, era obesa.

(Anche per fare felice tua nonna dovresti essere obesa, ma questo è un altro discorso.)

Il nostro corpo è rimasto un po’ a quella visione delle cose.

Non sa che abbiamo i supermercati, i frigoriferi e non camminiamo più 25 Km al giorno per andare a caccia (giocatori di Pokemon Go esclusi). Quindi appena può, lui, da bravo risparmiatore, continua ad accumulare il più possibile. Che fortuna eh!?

In pratica funziona così, ogni volta che mangiamo  viene rilasciato un ormone, vedilo come una sorta di piccione viaggiatore, che si chiama insulina e che va a regolare il livello degli zuccheri nel sangue. Fondamentalmente è quello che dice al nostro corpo che anche oggi ci siamo salvati, non saremo mangiati dal leone e possiamo essere felici.

Se mangiamo troppo,  una volta sistemati tutti i conti in giro, l’insulina inizia ad accumulare l’energia in eccesso come grasso, che, nella logica perfetta dell’uomo paleolitico, sarà poi utilizzato nei momenti di carestia o nei lunghi inverni.

A questo punto si potrebbe anche pensare: “Beh facile, non mangio più e dimagrisco!”

(Alert: se non volete far prendere un colpo a vostra nonna, non dite mai, e ripeto, mai, questa frase.)

Allora, in linea generale, si ingrassa perché si assume più energia di quella che si consuma. Quindi fin qui, questo ragionamento avrebbe anche una sua logica. Carotine, sedano, dieta del minestrone, 40 min di corsa al giorno con K-way sotto al sole, qualche svenimento qua e là. Easy.

Tuttavia, considerando che in un adulto sano, per l’energia consumata a riposo, aka metabolismo basale, dobbiamo ringraziare principalmente i muscoli, se non mangiamo o mangiamo troppo poco, nel lungo termine, il corpo si preoccupa ed inizia a risparmiare.

Considerando anche che, nonostante tutto, esso deve continuare a fornire l’energia necessaria a minimo minimo cervello, fegato, cuore e reni; e che da qualche parte questa  energia la deve pur trovare… sai dove la prende?

No, non dal grasso. La prende dalla cosa che più si avvicina per struttura al glucosio. Il muscolo.

Tanto che nei digiuni prolungati, anche il cuore, in quanto muscolo, viene utilizzato come fonte di energia. Romantico direi. Leggermente preoccupante ma romantico. Comunque, ve lo sconsiglio.

Quindi, se mai ci dovesse venire in mente…no, iniziare a caso un digiuno non è un buon metodo per dimagrire!

Per quanto potremmo essere felici nel vedere la bilancia scendere 10 Kg dopo il primo mese… in pratica abbiamo perso principalmente muscolo. (Non vorrei fa spaventare i vegani e/o  vegetariani ma ce lo siamo letteralmente mangiato.)

Abbiamo abbassato il nostro metabolismo basale e probabilmente riprenderemo con gli interessi tutti i Kg persi da lì a poco.

Nonna, comunque, il problema del perché si ingrassa non se lo era nemmeno posto.

“Se si dice –bello grasso- e non – bello secco- un motivo ci sarà no?” cit.

Non fa una piega. Il caso è chiuso.

(Almeno per lei.)

Alla prossima.

Alessandra.

 

Support Bacteria. It’s the only culture some people have.

 

Nell’articolo di oggi si parla di resilienza, fermenti lattici, probiotici e prebiotici.

“Great minds discuss ideas; average minds discuss events; small minds discuss people.” – Eleanor Roosevelt

Nel 1908, un genio dal nome impronunciabile, Ilya Metchnikoff, propose una tesi secondo cui la longevità degli ultracentenari pastori bulgari dipendesse dal consumo di latti fermentati. Proprio in quel latte Ilya scoprì poi un bacillo che chiamò Lactobacillus bulgaricus, in onore degli abitanti della Bulgaria.

Egli ipotizzò che non tutti i microrganismi fossero dannosi  per la salute dell’uomo. Anzi, alcuni batteri intestinali erano in grado di promuovere la salute e proteggere contro l’invecchiamento.

L’idea di Metchnikoff, basata su empirismo, osservazioni scientifiche e geniale intuizione, fu a lungo derisa dalla comunità scientifica.

Grazie a questo stesso principio, oggi, alcune tra centinaia di aziende del settore lattiero-caseario dichiarano un fatturato annuo di 22412 miliardi di Euro.

Quindi, questo premio Nobel per la medicina oggi ci insegna due cose:

  • Se non avrai fiducia in te stesso, nessun altro l’avrà al tuo posto. Sai che uno dei più grandi rimpianti dei malati terminali è quello di non aver fatto ciò che amavano o in cui credevano per la paura del giudizio degli altri?
  • Tutti questi nomi strani che leggete su yogurt , alcuni tipi di latte e formaggi freschi (Bifidus di qua, Bifidus di là… Avete presente?) sono degli organismi vivi effettivamente benefici per la nostra salute che prendono il nome di probiotici.

(Per ora la promessa è quella di migliorare il transito intestinale ed il sistema immunitario. Sull’eterna giovinezza credo ci stiano ancora lavorando. In caso vi aggiorno, tranquilli. 😀 )

Li troviamo anche nel kefir (una bevanda ottenuta dal latte fermentato di capra, mucca o pecora), crauti, zuppa di miso, tempeh (ottenuto dalla fermentazione dei semi di soia), tè kombucha e latticello.

La vita dell’omo si fa delle cose mangiate.” – Leonardo da Vinci

Ok. Ti ho appena detto cosa sono i prObiotici e dove puoi trovarli. Ora ti spiego la differenza con i prEbiotici.

Allora, a parte il fatto che a mia nonna che deve mangiare il kefir glielo spieghi tu, poi… come sarebbe che adesso mi parli dei prebiotici? Non sono la stessa cosa? La scelta della “E” o della “O” non varia semplicemente in base ai gusti personali?

No aspetta, non funziona proprio così. Sono due cose diverse. I prEbiotici infatti, non sono microrganismi ma sostanze provenienti da vari tipi di carboidrati (per lo più fibre) che noi esseri umani non siamo in grado di digerire.

Tra gli alimenti più ricchi in prebiotici abbiamo: legumi, avena, banane, bacche, topinambur, asparagi, tarassaco, aglio, porro, cipolla. Se assunti in quantità adeguata, favoriscono selettivamente la crescita e l’attività di uno o più batteri già presenti nel tratto intestinale.

Ascolta io non ci sto capendo nulla, se i probiotici sono quelli che fanno bene e sono diversi dai prebiotici,  che caspita sono i fermenti  lattici? 

Lo so, il discorso non è semplicissimo.

In effetti  i probiotici fanno parte dei fermenti lattici: ovvero tutti quei microrganismi vivi da assumere con la finalità di reintegrare o modificare la microflora intestinale, per migliorare lo stato di salute dell’individuo o, nel caso di medicinali, contribuire a trattare una malattia.

Tuttavia, perché i fermenti lattici siano considerati probiotici, devono soddisfare alcune condizioni:

  • Arrivare vivi all’intestino.
  • Insediarvisi ed essere in grado di colonizzarlo (sopravvivendo all’ambiente acido dello stomaco ed ai sali biliari nella prima parte dell’intestino).
  • Influenzare positivamente la flora intestinale contrastando i batteri pericolosi.
  • Contribuire a favorire le difese immunitarie.

 

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Quindi, quando sulla confezione dello yogurt  troviamo scritto: “contiene fermenti lattici vivi” questo non presuppone che siano probiotici.

In effetti, possono essere considerati fermenti lattici anche solo i due batteri usati per la produzione dello yogurt, ovvero il Lactobacillus bulgaricus e lo Streptococcus thermophilus, che però, secondo le linee guida fornite dalla FAO/OMS, non possono essere considerati probiotici perché non resistono ai succhi gastrici e quindi muoiono senza svolgere alcuna azione benefica per l’organismo.

Se uno yogurt contiene probiotici, dunque, oltre ai due batteri appena citati, deve avere anche i fermenti lattici probiotici, tra cui almeno uno dei seguenti batteri: Lactobacillus AcidophilusBifidusLactobacillus caseiLC1Lactobacillus gasseri. Dai un’occhiata alle etichette.

Per oggi mi sa che ti ho già confuso abbastanza, ma ricorda: “Quanto più già si sa, tanto più bisogna ancora imparare. Con il sapere cresce nello stesso grado il non sapere, o meglio il sapere del non sapere.”

..Ho fatto peggio? 😀

Buona giornata,

Alessandra.

“Ho mangiato troppo!”. Ecco il perché.

 

George Bernard Shaw diceva: “Le cose più belle della vita o sono immorali, o sono illegali, oppure fanno ingrassare.

Essere consapevoli delle ragioni per cui mangiamo più di quanto dovremmo ci aiuta a capire quali comportamenti ci stanno impedendo di raggiungere i risultati che vorremmo.

  • Utilizzi il cibo come una ricompensa.

In genere si inizia con: “oggi mi concedo un supermega big mac con annessi 3 Kg di gelato con la panna… dopo una giornata come questa me lo merito!”.

Si finisce per alimentare un circolo vizioso in cui ogniqualvolta c’è qualche cosa che non va ci si butta sui cibi ipercalorici.

Se ti succede almeno una volta al giorno o una volta ogni 2-3 giorni hai trovato il tuo punto debole. Cerca di sostituire la spinta verso il cibo con altri stimoli che possano essere fonte di piacere tra cui sport, cura del corpo, stare in compagnia di persone amiche, shopping…

  • Effetto tutto o nullo.

Arrivano le 5 di pomeriggio. Mangi un pezzo di pizza. Poi ne mangi un altro. Aspetti un po’. Esiti. Poi ti scatta la molla del: Chissenefrega tanto per oggi la dieta è andata. Ne prendo un altro pezzo.”

No more pizza on the table.

I ricercatori lo chiamano letteralmente “what the hell effect”.

Qui puoi trovare l’interessante studio del Dr Herman, ricercatore presso l’Università di Toronto, che studia il comportamento umano in relazione all’appetito e al cibo: (http://www.dartmouth.edu/~thlab/pubs/90_Heatherton_etal_PAB.pdf)

Non vedi sfumature di grigio. O segui la dieta o non la segui (e se non la segui vuoi sgarrare per bene).

Vediamolo però da un punto di vista logico. Mangiare un pezzo di pizza da 300 Kcal non è che sia la fine del mondo per la nostra dieta. Puoi aggiustare un po’ il tiro per la cena o programmare una sessione extra di palestra. Ricorda però che, se la matematica non è un’opinione, c’è una grande differenza fra 300 Kcal e 1000 o più.

(Si, hai letto bene. 1000. Niente errori di battitura. Non vorrei sconvolgerti la giornata ma una pizza margherita al piatto ha 700 Kcal…ti lascio immaginare una 4 formaggi. Just saying..)

  • Sei troppo duro con te stesso.

La cosa più sbagliata che puoi fare dopo un All You Can Eat al Giapponese sotto casa è sentirti in colpa se il giorno dopo vedi l’ago della bilancia salire di qualche etto.

In uno studio fatto all’Università di Toronto, i ricercatori hanno “truccato” delle bilance in modo che al povero sventurato oggetto della ricerca risultasse un incremento ponderale nonostante, in realtà, fosse dimagrito. Quelli che si erano sentiti più in colpa per i risultati ottenuti, il giorno successivo hanno mangiato più gelato rispetto a quelli che non si erano preoccupati troppo dei risultati.

Per la serie..Food: The cause of… and solution to… all of life’s problems.

Se mangi fino a che non sai più dove nascondere i sushi roll che la cameriera ti sta portando, non sentirti in colpa. Let it go. Farai meglio la prossima volta.

  • Emotional eating.

Niente a che vedere con la “fame” vera e propria.

Il cibo in questo caso rappresenta la tua valvola di sfogo: rabbia, tristezza, noia…  Sounds familiar?

  • Fai le ore piccole.

Sapevi che la mancanza di sonno ci porta a mangiare fino a 500 Kcal in più al giorno? Colpa della grelina, un ormone che viene rilasciato in circolo dallo stomaco, arriva al cervello e non ci vedi più dalla fame.

Esiste infatti una relazione inversa fra ore di sonno e concentrazione di grelina nel sangue. Se non mi credi leggi qui: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15602591

Talvolta si cerca anche di sopperire alla mancanza di energie (mentali/fisiche) mangiando di più per colmare il gap. La stanchezza inoltre incrementa lo stress e riduce inevitabilmente la nostra capacità di concentrazione e controllo su quello che mangiamo.

  • Sei distratto.

Quante volte ti sei trovato a mangiare con la forchetta in una mano, il cellulare nell’altra e la TV accesa?

Essere multitasking in questo caso non aiuta (si lo so, noi donne siamo tremendamente svantaggiate 😎).  Il nostro corpo abbassa la guardia su quello che stiamo mangiando e quanto ci dovremmo sentire sazi. Gli studi dimostrano che mangiare mentre si guarda uno schermo (telefono, pc, TV) ci porta a consumare più cibo e a non ricordare quanto in effetti abbiamo mangiato.

  • Sei un procrastinatore cronico.

Quante volte ti sei detto: oggi mi concedo l’ultimo giorno di sgarro perché la dieta la comincio domani. Perché la dieta si inizia Lunedì giusto? Sbagliatissimo. Non ci sarà mai una situazione perfetta per iniziare una dieta: vuoi il giorno della settimana, vuoi perché stai smettendo di fumare, vuoi perché hai un esame, problemi a lavoro ecc ecc.. La dieta si inizia quando sei convinto di volerla iniziare. Altrimenti non stai facendo altro che allontanare la probabilità di tagliare il traguardo.

Se vuoi la prova scientifica eccola qui: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25814191

  • Sei a pranzo da tua nonna. 😀

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Non puoi avere il controllo su tutto: ci saranno sempre giornate storte, eventi che non avevi previsto o un All u Can Eat con gli amici. Vai avanti.

Il percorso verso il successo non è mai lineare: a volte fai un passo avanti e tre indietro, l’importante è non fermarsi.

Buona Domenica.

Alessandra;)

 

Glutenfobia.. Adesso (p)asta!

 

Siate sinceri, alzi la mano chi non ha mai preso in considerazione (o sta tutt’ora facendo) una dieta senza glutine?! (no judging) 😉

Negli ultimi anni la dieta gluten free sembra essere diventata la panacea di tutti i mali. Chi non conosce qualcuno che sarebbe pronto a giurare che i suoi mal di testa/sbalzi di umore/ fame/ problemi di stomaco/gonfiore intestinale/ incrementi di peso sono stati risolti escludendo il glutine dalla dieta?

Tuttavia, se non siete celiaci, allergici al grano o non avete patologie autoimmuni (es. tiroidite di Hashimoto-diversi studi dimostrano una connessione molto forte tra glutine e patologie autoimmuni tiroidee), come afferma anche Peter Green, direttore del Celiac Disease Center alla Columbia University ed autore del libro “Gluten Exposed”, mangiare glutine is just fine !

Piccolo passo indietro. Ma cos’è poi questo Glutine?

Il glutine è un complesso proteico presente in alcuni cereali (frumento, segale, orzo, farro, spelta, kamut) che si origina dall’unione, in presenza di acqua ed energia meccanica (leggi panettiere e/o impastatrice), di due tipi di proteine: una prolammina (gliadina per il frumento) e la glutenina.

Ebbene sì, i cereali, sebbene vengano visti prevalentemente come una fonte di carboidrati complessi, sono costituiti anche da un 10- 15% di proteine-tra cui il glutine. Sono proteine di scarsa qualità non paragonabili a quelle della carne o delle uova, ma pur sempre proteine.

Vediamo di ragionare punto per punto sulle argomentazioni dei membri del “Gluten is the new Devil” fan club.

  • Mangiare gluten free fa sentire più energici.

Un recente studio effettuato su atleti di endurance (non celiaci) ha trovato che questo tipo di dieta non migliorava la loro energia, forza e non diminuiva il loro livello di infiammazione.

E se non ha funzionato con loro, non funzionerà nemmeno con te (sad truth).

  • Mangiare gluten free rende più lucidi.

Altro mito. Vero solo nelle persone celiache. Alcune di queste, infatti, prima di diagnosticare la patologia (e quindi prima di iniziare a mangiare gluten free) avevano qualche problema di concentrazione. Una sorta di Jet Lag continuo dovuto alla presenza di molecole infiammatorie nel sangue.

Per tutti gli altri? Nessuna prova che il glutine provochi sbalzi nell’umore o abbia qualche impatto sulle funzioni cognitive.

  • Mangiare gluten free fa dimagrire.

In realtà non c’è nulla nel glutine che possa portarti ad aumentare di peso. Sorry.

Il fatto che le persone che seguono una dieta senza glutine perdano peso è semplicemente da attribuirsi ad un minor consumo di carboidrati. Perché in una dieta gluten free non ti puoi mica mangiare le lasagne della nonna o il pacco di biscotti da 60 Kcal ognuno che ti piacciono tanto!

Devi sostituire tutte queste cose con delle alternative. Devi anche sperare che queste alternative non ti soddisfino poi così tanto. Sia per il costo, sia per il fatto che le aziende per sopperire alla mancanza di sapore e consistenza data dal glutine ci mettono altri ingredienti (alcuni di questi molto calorici).

Si va bè Ale, quello che vuoi, ma io senza glutine sto effettivamente meglio. Come la mettiamo?

Lasciamo il beneficio del dubbio. Magari c’è qualche sensibilità che non è ancora stata scoperta. O magari, in realtà, sei semplicemente sensibile non al glutine ma ad una componente del grano chiamata “fruttani”.

Le prove che questi carboidrati, meglio conosciuti come FOS, potrebbero causare sintomi gastrointestinali sono convincenti. Quindi, con la tua dieta Gluten Free stai mascherando una condizione completamente diversa che va sotto il nome di “sensibilità ai FODMAPs”.

[Per chi fosse interessato in materia: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4406911/]

No guarda, davvero..io sono sano come un pesce, non ho nessuna sensibilità a quello che dici tu, googlemaps qualcosa, ma sto comunque meglio senza glutine. Quindi?

Green in questo caso si appellerebbe all’effetto placebo. Quella cosa per cui, se ti somministro un bicchiere di acqua e zucchero, convincendoti si tratti di un farmaco super potente, poi stai effettivamente meglio ed i sintomi si alleviano. No non è magia, in alcuni casi il cervello funziona così. 😉

Per cui, se sei convinto che una dieta gluten free sia quello di cui hai bisogno, potrebbe essere abbastanza per farti sentire meglio.

Se questo è il caso, mi raccomando solamente di fare questa dieta nel modo giusto.

C’è un business enorme dietro al cibo gluten free. Se ti affidi solo ai prodotti confezionati (pasta gluten free, pane gluten free, merendine gluten free… rossetti gluten free – qualcuno lo dichiara) potresti penalizzare alcuni importanti minerali vitamine e fibre tra cui ferro, zinco, folati, niacina, tiamina, calcio, B12 e fosforo. Prendi magari in considerazione l’ipotesi di rivolgerti ad un nutrizionista o dietologo per trovare delle alternative naturali (quinoa, riso, miglio, mais, amaranto ecc) a questi prodotti industriali.

Il problema di base è che la dieta gluten free si pone, in alcuni casi, spesso come semplice moda o come dieta ideale per soggetti ipocondriaci. E le industrie se ne approfittano.

Una dieta varia, ovvero una dieta in cui si utilizzano alternativamente anche alimenti naturalmente privi glutine potrebbe essere la soluzione.

Tu che ne pensi? Torniamo ad essere gluten friendly?

Lascia un commento!

Alessandra.

Mucche felici, latte più buono.

 

Le mucche felici producono un latte più nutriente. È questo il risultato di una ricerca pubblicata questo mese sul Journal of Endocrinology  e condotta dall’Università del Wisconsin-Madison.

“I vecchi saggi raccontano che il corpo umano si tiene in equilibrio con la felicità e ogni volta che questa viene a mancare insorgono i disturbi, le malattie: la felicità è l’equilibrio dell’universo.”
(Romano Battaglia)

I ricercatori hanno voluto indagare quanto l’ormone del la felicità, meglio conosciuto come serotonina, potesse influire sui livelli di calcio nel sangue di due razze di mucche, Holstein e Jersey, da poco divenute madri.

Guess what? Al crescere della serotonina in circolo, aumenta non solo la quantità di calcio nel sangue, ma anche quella contenuta nel latte![http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27390301]

Far vivere gli animali in condizioni serene (e non pensare solamente al loro sfruttamento) si riflette quindi in maniera diretta sulla qualità dell’alimento.

Stesso discorso può essere fatto per le uova.

Le uova di galline ruspanti sono molto più nutrienti delle uova allevate intensivamente. In una serie di test pubblicati nel 2007 da, Mother Earth News sono stati confrontati i dati nutrizionali ufficiali del US Department of Agriculture (USDA) delle uova commerciali con quelli delle uova provenienti da galline ruspanti. Queste ultime contengono:

  •  1/3 in meno di colesterolo
  • ¼ in meno di grassi saturi
  • 2/3 in più di vitamina A
  • 2 volte in più di acidi grassi omega-3
  • 3 volte in più di vitamina E
  • 7 volte in più di beta carotene

I livelli di nutrienti notevolmente superiori sono probabilmente il risultato delle differenze nella dieta tra le galline che pascolavano liberamente e quelle allevate industrialmente.

Ora ti starai chiedendo: “Si, ok Ale ma io come faccio a sapere se la mucca è felice o se la gallina è libera di scorrazzare nei prati?

Per quanto riguarda la tipologia di allevamento e la tracciabilità del prodotto, sul guscio dell’uovo è presente un codice alfanumerico all’apparenza incomprensibile che fornisce, nell’ordine, le informazioni seguenti:

La prima cifra sta a indicare il tipo di allevamento, con la seguente classificazione:
-0 indica che l’uovo proviene da allevamento biologico
-1 indica che l’uovo proviene da galline allevate all’aperto
-2 indica che l’uovo proviene da un allevamento a terra ma in gabbie
-3 indica che l’uovo proviene da allevamento in gabbia, il più intensivo.

Il secondo dato fornito dal codice alfanumerico è la sigla che indica la nazione di provenienza, per l’Italia (IT). Subito dopo la sigla “IT”, segue il codice ISTAT del Comune di ubicazione dell’allevamento e poi, di seguito, la sigla della provincia dell’allevamento. Per finire, il codice identificativo dell’allevatore.

Francois De La Rochefoucauld diceva “Mangiare è una necessità. Mangiare intelligentemente è un’arte.

E tu? Stai mangiando in maniera intelligente?

Have a great Sunday!!

Alessandra.

The dark side of “healthy” foods. Ecco perchè non riesci a dimagrire.

 

Ammettilo! Anche tu leggendo il titolo hai pensato che questa fosse la volta buona per gettare la dieta nel cestino;).

Sfortunatamente no. Mangiare alimenti sani non fa ingrassare ma potrebbe ingannare il nostro cervello (e farci aumentare di peso). Soprattutto se questi, di sano, hanno solo il nome.

Va bè io pure ho finito un pacco intero di biscotti ieri. Però che vuol dire, erano light!! Mica ingrassano!!

Il problema è semplice. Quando pensiamo che un cibo sia salutare, ne mangiamo di più. Questo è quello che dice uno studio dell’Università del Texas.

Gli scienziati hanno dato a due gruppi di persone dei pop corn dicendo ad un gruppo che lo snack era “healthy” e all’altro che era “unhealthy”. Le persone che erano convinte di mangiare pop corn dietetici ne hanno mangiati più del doppio rispetto agli altri: 2.33 cup VS 1 cup.

Stessa storia con un cookies. Le persone che avevano mangiato il biscotto “dietetico” si sentivano ancora affamate rispetto alle altre.

(I cibi erano stati classificati con un sistema chiamato NuVal: ad ogni alimento viene assegnato un punteggio da 1 a 100. Più alto è il NuVal score, più il cibo viene ritenuto sano.)

Una spiegazione a questo trick sta nel fatto che, quando mangiamo un cibo dietetico, inconsciamente, supponiamo sia “light” e quindi non saziante. Le parole che utilizziamo per descrivere un determinato cibo influenzano infatti la quantità che ne mangeremo per sentirci sazi.

Con l’andare del tempo il nostro corpo si condizionerà a sentirsi insoddisfatto ogniqualvolta mangeremo cibi che consideriamo “dietetici” anche se questi hanno le calorie, proteine, fibre e carboidrati necessari per soddisfare i nostri bisogni. Mettiamo un attimo da parte il problema dell’abbandono della dieta (che affligge ogni giorno milioni di diete nel mondo). Focalizziamoci sull’overeating.

Ovviamente, se esageriamo con un cibo “healthy” come la verdura, patologie a parte, va benissimo. (qualche collega potrebbe pensare: ma magari!)

Lo stesso non si può dire se esageriamo con i biscotti bio integrali (dove magari i primi ingredienti in etichetta sono zucchero e sciroppo di glucosio), pop corn dietetici, merendine al kamut o crocchette fritte di seitan.

Sun Tzu diceva: “Se conosci il nemico e te stesso, la tua vittoria è sicura. Se conosci te stesso ma non il nemico, le tue probabilità di vincere e perdere sono uguali. Se non conosci il nemico e nemmeno te stesso, soccomberai in ogni battaglia.”

Conoscere questo piccolo side effect dei cibi sedicenti “healthy” ti aiuterà sicuramente ad essere più consapevole nelle tue scelte ma, per sicurezza, ti lascio giusto un paio di consigli in più..;)

  • Quando vai a fare la spesa, se non sei troppo di fretta, leggi le etichette. Gli ingredienti sono elencati in ordine decrescente in base al loro contenuto nel prodotto. Questo significa che i primi 3 ingredienti contano molto di più di qualsiasi altro e sono quello che principalmente stai mangiando.
  • Utilizza piatti più piccoli o pre-porziona i cibi prima di iniziare a mangiare. Mangiare direttamente dalla confezione potrebbe portarti dritto dritto fino all’ultimo biscotto della scatola.

Essere a dieta vuol dire semplicemente seguire uno stile alimentare corretto. I cibi light, dietetici (presunti tali) o tristi non sempre sono la scelta migliore. Anzi, state parlando con una cui i prodotti light non stanno nemmeno troppo simpatici. 😉

A presto.

Alessandra.

It’s Not All About Calories.

 

Quante volte, con i lacrimoni agli occhi, ti sei privato di qualche cosa dicendo: “non posso mangiarlo, avrà 750 Kcal” !?

Bene, oggi ti dico che, a mio parere, le calorie non contano nulla (o quasi).

Ora ti spiego il perché.

Inizio con il darti brevemente la definizione di caloria. Inizio anche dicendoti che no, le calorie non sono piccoli esseri che vivono nell’armadio e restringono gli abiti. Secondo la definizione fisica la caloria è “l’unità di misura della quantità di calore, simbolo cal, pari a quella necessaria per innalzare la temperatura di 1 g di acqua distillata da 14,5 a 15,5 °C”.  Una caloria è una caloria, dalla fisica non si scappa. E nemmeno dal postulato fondamentale di Lavoisier:

«Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma» .

Si ma..quindi? Questo non era un blog di nutrizione? Qua se non mi dici come posso mangiarmi senza sensi di colpa un tiramisù da mezzo kg, della fisica me ne faccio poco.

Il corpo umano non può né creare né distruggere l’energia ma solo trasformarla, fin qui siamo d’accordo; tuttavia l’errore sta nel considerare l’energia come energia “fisica” e non come energia “metabolizzabile”

Mi spiego meglio. Ti sei mai chiesto da dove vengono fuori le calorie che sono scritte nelle etichette dei prodotti o che caratterizzano determinati cibi? Sono determinate grazie ad uno strumento chiamato bomba calorimetrica, una sorta di “stufetta” in cui l’alimento subisce un processo di combustione, si calcola il calore ceduto all’acqua ecc ecc..  Mi sembra chiaro che noi non siamo semplici macchine o bombe calorimetriche. (Thank God!).
Con energia metabolizzabile intendo quella effettivamente assorbita ed utilizzata. Questa dipende da diversi fattori:

  1. Fibra

Prendete una mucca. Lei cresce con l’erba. Noi no, anzi, la verdura nemmeno la digeriamo. Vi dirò di più, secondo alcuni studi più verdura mangiamo (FYI: le patate non sono verdura 😉 ), meno ingrassiamo.

La verdura (meglio nota come fibra se vogliamo fare i tecnici) aumenta l’escrezione nelle feci di grasso, azoto ed energia; diminuisce il tempo di transito del cibo nell’intestino e di conseguenza l’organismo ha meno tempo a disposizione per assorbire i nutrienti.

Da oggi, se nella dieta vi raccomandano di mangiare tanta verdura ai pasti, sapete che non lo dicono perché va di moda.

  1. Composizione in macronutrienti

1000 Kcal di zucchero (anche se di canna integrale, minerale, bio, quello che volete) non sono come  1000 Kcal di fiorentina (non me ne vogliano i vegani). Questo si chiama effetto termogenico degli alimenti.

Quindi se parliamo di dolci, a parità di calorie, un gelato alla nocciola (allergici esclusi) è da preferire allo zucchero filato. Nel primo infatti abbiamo una quota di zuccheri accompagnata da grassi e proteine, nel secondo 100% sugar. Three is better than one.

Anche i dentisti ringraziano.

  1. Microbioma

Non so se lo sapete ma nell’intestino abbiamo circa 2 Kg di microbi. Sono loro i responsabili del fatto che la collega di lavoro strafiga mangia quello che mangiamo noi e non ingrassa. Secondo uno studio del 2006 (Turnbaugh, P. J. et al.) il microbioma dei topi obesi possiede una maggiore capacità di recupero di energia dalla dieta e questo dipende dal rapporto delle specie batteriche presenti nel nostro organismo.

Ci sarebbero altri fattori da valutare tra cui condizioni fisiologiche e/o patologiche, assunzione di farmaci ecc  ecc ma per oggi mi fermerei qua.

In conclusione, una caloria non è una caloria! Se sulla confezione leggete 750 Kcal sappiate che quel valore va contestualizzato in base al vostro microbioma, composizione del pasto, quantità di fibra e stile di vita.

Sappiate anche che, come si dice, non si ingrassa da Natale a Capodanno ma da Capodanno a Natale ed uno sgarro fatto per bene ci potrebbe salvare da “spiluccamenti” compulsivi quotidiani.

Magari in un  prossimo articolo vi dirò anche che per dimagrire dovete mangiare di più ;).

Buona giornata,

Alessandra.