Hamburger, cosa c’è dentro?

 

Quante volte guardando un panino dei Fast Food vi sarete chiesti: “Che ci sarà mai qui dentro?”🙄🙄🙄

Tante, immagino…

Si presume che la maggior parte degli hamburger sia composta principalmente da carne. O perlomeno, si spera.

La scienza ci viene finalmente in aiuto. In questo studio del 2008, 3 scienziati americani si sono procurati 8 diversi tipi di hamburger e ne hanno valutato il contenuto utilizzando metodi istologici.

Volete sapere quali sono stati i risultati?

Anche se molti preferirebbero rimanere nella socratica “dotta ignoranza – so di non sapere”, per i più temerari eccoli qui:

  • Molta acqua.

Il contenuto medio di acqua rispetto al peso è risultato essere del 49%.

  • Poca carne.

Gli Hamburger dei fast food sembrerebbero essere costituiti da poca carne, in media il 12,1%. Cioè…il 12,1%! 😱

  • Varie ed eventuali.

Nei diversi Hamburger analizzati sono state riscontrate anche ossa, cartilagini e materiale vegetale. 😱😱😱

Il costo per grammo di hamburger variava da $ 0.02 a $ 0.16 e non correlava assolutamente con il contenuto di carne.

In due hamburger, tra quelli analizzati erano presenti addirittura dei parassiti chiamati Sarcocisti, classificati dal dizionario Treccani come Protozoi Apicomplessi Coccidi Eucoccidioridi Sarcocistidi.

[Un nome una garanzia.]

Ovvero, parassiti obbligati di Mammiferi e, più di rado, di Uccelli che possono talora infettare anche l’uomo.

Un altro studio, considerando i 100 miliardi di hamburger a base di carni bovine vendute da McDonald’s in tutto il mondo ne ha investigato l’impatto a livello salutistico.

La conclusione?

Se proprio volete un hamburger della grande distribuzione meglio quello vegetale!

Rispetto l’alternativa vegetale, gli hamburger di carne sembrerebbero apportare in più, in media, 1,2 miliardi di chili di grassi, di cui saturi 550 milioni.

Non male per essere una società in cui l’obesità si appresta a divenire una vera e propria pandemia.

La composizione nutrizionale del hamburger di carne di manzo e del McVeggie sono state ottenute dal sito di McDonald’s.

Se volete divertirvi, trovate tutti i valori nutrizionali dei loro prodotti qui.

Si Ale, vabbè quindi? Dopo il terrorismo psicologico gratuito di oggi la conclusione mi pare ovvia, sei come tutti i nutrizionisti bacchettoni, niente hamburger niente questo, niente quell’altro… Mai una gioia insomma.

La soluzione non è la privazione. La soluzione è quella di fare una scelta di qualità.

Se decidete di mangiare un hamburger di manzo fate che sia di buona qualità, meglio se grass fed, ovvero cresciuto al pascolo, e cercate di non acquistare quelli della grande distribuzione..

Se poi avete voglia si sperimentare e farvelo HomeMade, vi ripropongo l’articolo di qualche mese fa sul panino ideale.. Se vi è sfuggito ecco il link. 👈

Se un panino con della carne in alcuni casi, costa solo 1 Euro… un motivo, ci sarà.

[E scommetto che la generosità non è in cima alle priorities delle grandi aziende.]

Il problema è che spesso, nel momento in cui ci accingiamo a fare un acquisto, l’unico indicatore di riferimento che consideriamo è il prezzo.

Spesso ci interessa solo quello mentre non ci interessa minimamente sapere dove e come è fatto quello che mangiamo, cosa contiene, quanta strada ha percorso per arrivare fino a noi o se dà da vivere al contadino che lo ha prodotto.

Il problema principale è la consapevolezza.

Viviamo in un mondo in cui la limonata è costituita da aromi artificiali mentre la cera per i mobili è costituita da limoni veri.
(Alfred E. Newman)

Quality over quantity.

A presto,

Alessandra.

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Legumi, sicuri che siano uguali alla carne?

 

Non mangio la carne ma mangio i legumi, che tanto… è uguale.”

Su la mano chi almeno una volta, nella sua vita, ha sentito questa frase… 🙋

Scusa Ale, ma i legumi non erano un contorno? Comunque se in passato venivano chiamati “la carne dei poveri”, un motivo ci sarà. No? Ma poi, in tutto questo…quali sarebbero di preciso i legumi? 🤔

I più comuni sono fave, ceci, piselli, lenticchie, lupini, soia e fagioli.

Sebbene spesso vengano impropriamente utilizzati come contorno, essi costituiscono una vera e propria riserva di proteine.

Nell’articolo di oggi vedremo se è possibile utilizzarli al posto di carne, pesce, o uova senza rischiare squilibri nutrizionali.

Partiamo dal quantitativo proteico.

Guardando la tabella notiamo che 100 gr di legumi secchi apportano dai 20 ai 35 gr di proteine circa.

Se consideriamo che in una bistecca da 100 gr troviamo dai 22 ai 25 grammi di proteine circa mentre pollo e tacchino si attestano sui 20-23 grammi, da questo punto di vista, considerando che 100 gr di legumi secchi corrispondono a 250 gr di legumi in barattolo, sembrerebbero esserci poche differenze.

Sfortunatamente, da un punto di vista qualitativo, fatta eccezione per la soia, i legumi sono carenti di 2 amminoacidi essenziali: metionina e cisteina.

Perché dico sfortunatamente? Perché in fisiologia della nutrizione vale la regola dell’amminoacido limitante.

Che vuol dire?

Facciamo una premessa…

🔹 le proteine sono costituite da mattoncini chiamati amminoacidi;

🔹 quando le proteine vengono assunte dagli alimenti, l’organismo, tramite particolari reazioni, provvede a scomporle nei singoli amminoacidi;

🔹 un regime alimentare equilibrato, per poter essere definito tale, deve essere in grado di fornire all’essere umano tutti gli amminoacidi essenziali, ovvero, degli amminoacidi che il nostro organismo non è in grado di sintetizzare e che vengono ricavati dalla digestione degli alimenti.

Gli amminoacidi essenziali sono otto:

triptofano, fenilalanina, lisina, metionina, treonina, valina, leucina, isoleucina; gli ultimi tre, a motivo della loro particolare struttura che forma delle ramificazioni vengono detti amminoacidi ramificati (i famosi BCAA, acronimo che sta per Branched Chain Amino Acids). Nei bambini, anche se non tutti gli autori concordano, risulterebbero essenziali anche l’arginina e l’istidina.

Con amminoacido limitante si intende quell’amminoacido essenziale presente nella concentrazione più bassa che impedisce il totale assorbimento di tutti gli altri amminoacidi presenti nell’alimento.

Non vi siete mai chiesti come mai alcune proteine vengano definite nobili rispetto ad altre?

Tanti più amminoacidi essenziali sono presenti in una determinata proteina tanto più la proteina acquista un certo valore biologico.

Proprio per questo motivo, per la presenza di tutti i vari aminoacidi essenziali, la qualità proteica degli alimenti di origine animale è superiore rispetto alle proteine di origine vegetale, come ad esempio i legumi, dove abbiamo carenza di uno o più amminoacidi essenziali.

Pour parler, la proteina con più alto valore biologico la troviamo nelle tanto demonizzate uova. Da scegliere possibilmente senza Fipronil e bio con codice 0IT.

Quindi Ale, fammi capire… se nei legumi mancano 2 amminoacidi, quelli che tu chiami limitanti, io non riesco ad assorbire bene tutti gli altri ed è come se non avessi tutti i mattoncini necessari per costruire le proteine di cui ho bisogno??

Esattamente.

La soluzione sta nel combinare diversi tipi di proteine vegetali, ad esempio, cereali e legumi nella proporzione 1/3 legumi con 2/3 cereali.

Il tutto ha un effetto sinergico: gli amminoacidi di cui sono carenti i cereali verranno forniti dai legumi e viceversa.

Ti faccio qualche esempio: riso e piselli, mais e fagioli, pasta e ceci, riso e tofu, tortillas e fagioli, pane e hummus di ceci… non è fondamentale che siano nello stesso piatto ma è importante che vengano consumati nello stesso pasto.

Quindi, ricapitolandoi legumi possono sostituire la carne?

Non da soli. Occorre consumarli in combinazione con i cereali per sfruttarne l’effetto sinergico a livello amminoacidico e rendere l’insieme capace di sopperire alle necessità proteiche dell´organismo; soprattutto se parliamo di soggetti vegetariani, vegani o sportivi.

Come diceva La Rochefoucoult “Mangiare è una necessità, mangiare intelligentemente è un’arte”.

Ti auguro una buona settimana.

Alessandra

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OMEGA 3: Ecco perché dovresti assumerli.

 

Omega 3: Tutti ne parlano, in tanti li conoscono, in molti li prendono.

Gli omega 3 sono una categoria di acidi grassi essenziali (essenziali perché da soli, non riusciamo a produrli) fondamentali per il corretto funzionamento dell’organismo umano e del sistema nervoso.

Ebbene, dovete sapere che la popolarità di questi acidi grassi si deve ad un popolo indigeno della Groenlandia: gli Inuit.

C’erano una volta, e ci sono ancora, gli Inuit, per l’appunto. Meglio noti come Esquimesi. Una popolazione con capelli che rimangono folti e neri fino a tarda età, sempre di buonumore e che le parole “infarto e ictus”, probabilmente, non sanno nemmeno cosa significhino.

Considerata questa particolarità, negli anni ’70, un gruppo di ricercatori danesi, pensò bene di approfondire la cosa e studiarli più da vicino.

Sapete cosa scoprirono?

Il segreto di questa popolazione non è stata la scoperta della pietra filosofale; il merito è da attribuirsi in gran parte all’alimentazione.

La loro dieta difatti, basata principalmente su carne di balene, foche, uccelli marini e pesce, è decisamente ricca in omega 3. 🐟

Questi acidi grassi essenziali sembrerebbero essere utili in caso di:

  • 🔹infiammazione
  • 🔹artrite reumatoide
  • 🔹sindrome dell’ovaio policistico (PCOS)
  • 🔹asma
  • 🔹colon irritabile 
  • 🔹problematiche della pelle (ricordate l’articolo sull’acne?)
  • 🔹per abbassare i trigliceridi
  • 🔹per ridurre il rischio di Alzheimer
  • 🔹in caso di depressione
  • 🔹osteoporosi 
  • 🔹prevenzione tumorale 
  • 🔹last but not least, per il cuore e la salute delle arterie.

Gli omega-3 sono da tempo utilizzati anche nell’attività sportiva.

Vari studi hanno dimostrato infatti, che un’integrazione giornaliera di omega-3 può avere un’azione antinfiammatoria, migliorare i DOMS (Delayes onset muscle soreness  – ovvero, quei dolori che si manifestano 24-48 ore dall’esercizio), ridurre il rischio di danno muscolare durante l’esercizio fisico intenso, le concentrazioni di citochine infiammatorie post work-out, migliorare la vascolarizzazione muscolare, la concentrazione psichica e la composizione corporea.

Se da un lato gli omega 3 svolgono quindi una funzione antiaggregante, vaso protettiva e soprattutto anti trombotica, gli omega-6, la loro controparte, hanno invece un effetto pro infiammatorio. 🔥

Più che eliminare l’uno a favore dell’altro, è importante che si crei nel nostro organismo il giusto equilibrio tra questi due tipi di acidi grassi.

Il rapporto ottimale tra omega 6 ed omega 3 dovrebbe essere di 4:1; nelle diete in uso nel mondo occidentale, tuttavia, il rapporto si attesta sull’ordine di 20:1, a favore degli omega 6, of course.

Quello che possiamo fare è cercare di limitare l’assunzione di prodotti industriali ricchi dei famosi “oli vegetali” ed incrementare l’assunzione di omega-3 puntando a ripristinare l’equilibrio. 

Tutto è uno. Questa idea della dicotomia è profondamente sbagliata. E niente meglio di un grande simbolo asiatico, in questo caso cinese, questa ruota con lo Yin e lo Yang, rappresenta la vita, l’universo. E’ l’armonia degli opposti. Perché non c’è acqua senza fuoco, non c’è femminile senza maschile, non c’è notte senza giorno, non c’è sole senza luna, non c’è bene senza male. 
E questo segno dello Yin e dello Yang è perfetto. Perché il bianco e il nero si abbracciano. E all’interno del nero c’è un punto di bianco e all’interno del bianco c’è un punto di nero.”

T.Terzani

Nella famiglia degli Omega 3 possiamo includere l’acido alfa linolenico (ALA), l’acido eicosapentanoico (EPA) e docosaesanoico (DHA).

Questi ultimi due, EPA e DHA, si trovano principalmente nei pesci grassi e prodotti ittici (ad esempio salmone, tonno e sgombro) mentre l’acido alfa linolenico è presente soprattutto in alcuni semi e nella frutta secca, tra cui noci., semi di chia e semi di lino.

Quindi cosa fare?

Consumare senza limiti gli alimenti più ricchi di omega-3 rappresenta davvero il modo migliore per stare in salute? Non è detto.

Se non vogliamo diventare come il cappellaio matto di Alice nel Paese delle Meraviglie, personaggio che presenta i classici sintomi di avvelenamento da mercurio – non a caso, Lewis Carroll, per la sua ideazione si era ispirato ai lavoratori di cappelli londinesi, esposti quotidianamente a dosi massicce di questo metallo pesante – dovremmo stare attenti al pesce che finisce sulle nostre tavole e ricorrere, eventualmente, all’integrazione.

DI questo però ne parleremo nel prossimo articolo. 😉

Buona settimana,

Alessandra.

 

Omega 7. Ecco perché ne sentirete presto parlare…

 

Dopo tanto parlare di omega 3 ed omega 6, ecco che sul panorama degli acidi grassi si affaccia anche lui, l’acido palmitoleico, mono-insaturo e non essenziale, appartenente alla categoria degli omega 7.

Ale, ma sei sicura?! Cioè, non per dire ma si chiama “palmitoleico”. Già che ci stanno di mezzo le palme, non mi fido… Cosa avrebbe di speciale questo omega 7? Dimmi un po’..

 Questo acido grasso, migliorerebbe la sensibilità del recettore dell’insulina in fegato e muscoli agendo come molecole di segnale, sembrerebbe sopprimere l’adipogenesi (la formazione di nuove cellule adipose), normalizzare i profili lipidici anomali, favorire il senso di sazietà, combattere l’obesità, l’infiammazione e la sindrome metabolica.

What else?

Secondo alcuni studiosi sarebbe anche utile nelle persone affette da angina, per abbassare il colesterolo e per migliorare la funzione cardiaca. Secondo altri sembrerebbe funzionale nei pazienti affetti da colite ulcerosa per ridurre l’infiammazione intestinale.

Altri ancora ne tessono le lodi per il suo effetto anti-aging sulla pelle. Considerando anche che è uno degli acidi grassi più attivi con effetto antimicrobico, viene spesso utilizzato nei prodotti per la cura della pelle e capelli.

Dove lo troviamo?

  • Una delle fonti naturali più ricche di Omega 7 è, rullo di tamburi, l’”Olivello spinoso. Ben 35000 mg per 100 g di prodotto.

Lo so, ti starai chiedendo dove caspita si trova questo benedetto Olivello Spinoso… Ebbene, è “facilmente” reperibile in India o in Australia. Al momento in Italia lo troviamo solo in alcune caramelle. Concentrato. Allo 0,6% .

Ok, a questo punto, magari, l’Olivello spinoso lo scartiamo.

  • Al secondo posto abbiamo un’alternativa molto più semplice da trovare: le noci di Macadamia (15000mg/100g).

Native dell’Australia, magari un po’ costose, ma reperibili al supermercato sotto casa.

Fatto salvo per un paio di casi (vedi sotto), nessun effetto collaterale riportato.

Soggetti allergici: Se siete allergici alle noci di macadamia, vi consiglio vivamente di scartare questa opzione.

Cani: Se non volete provocare debolezza muscolare nel vostro amico a quattro zampe, non scambiatele per croccantini.

  • Al terzo posto mettiamo l’avocado (909mg/100g).

Tra gli acidi grassi contenuti troviamo anche l’omega 7.

Per chi non conoscesse l’avocado, questo è un frutto leggermente insapore. Per essere consumato deve essere morbido morbido. E’ utilizzabile nei panini o nelle insalatone come fonte lipidica.

Scusa Ale ma, visto che la prova costume è dietro l’angolo, mi prendo l’integratore e faccio prima no? 10 capsule al giorno e divento una libellula…che dici?

Visto che ancora molto è da studiare, si sconsiglia di ricorrere ad una supplementazione in quanto, oltre agli effetti positivi, dietro l’angolo, potrebbero esserci anche effetti negativi. Dal mio punto di vista, meglio prenderlo attraverso gli alimenti.

Una delle argomentazioni che forse utilizzeranno per convincervi ad integrarlo è che il rischio di assumerlo con gli alimenti è quello di portarsi dietro elevati dosi del “temibile olio di palma (palmitico).

Ne parlai in un articolo qualche mese fa.

In una dieta equilibrata, l’acido palmitico è di per sé innocuo, ma può divenire pericoloso quando è inserito in un contesto di frequenti eccessi calorici o viene assunto in quantità particolarmente elevate.

Non dimentichiamo inoltre che l’acido palmitoleico (omega 7) non è un acido grasso essenziale; il che vuol dire che possiamo produrcelo benissimo da soli. Da cosa? Proprio dall’olio di palma…

Quindi? Ha davvero senso integrarlo. Mah…

Alle future pubblicazioni scientifiche l’ardua sentenza.

Per ora mi fermo qui.

Sebbene nuovo sulla scena, sono abbastanza sicura che ne sentiremo parecchio parlare… 😉

Buona Domenica,

Alessandra

*photocredit:vickie-liu
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Pelle a buccia d’arancia. Ecco come evitare la cellulite.

 

La mia non è cellulite, è il modo che il mio corpo usa per dire “Sono sexy” in braille.
Carrie Bradshaw – Sex & The city

 Oggi, a grande richiesta, si parla di pannicolopatia-edemato-fibrosclerotica.

Di che si parla a grande richiesta?  Non so che gente frequenti o con quali strane malattie ma io, sta cosa, bah.. mai sentita…

La pannicolopatia-edemato-fibrosclerotica, inestetismo meglio noto con il nome di cellulite, è una “piaga mondiale” con evidente connotazione discriminatoria, provocata da un’alterazione del tessuto sottocutaneo, che colpisce il 98% delle donne.

Mal comune mezzo gaudio.

Tra le cause abbiamo: squilibri ormonali, sovrappeso, obesità, malnutrizione proteico energetica,  potenziali errori alimentari e cattiva circolazione periferica insieme ad un accumulo delle sostanze di rifiuto prodotte dal metabolismo delle cellule. Tutto ciò ha un’inevitabile conseguenza: l’infiammazione dei tessuti interstiziali.

Anche se la cellulite non rappresenta una minaccia per la nostra salute fisica, vedere al posto della pelle, la trama di un divano Chesterfield, potrebbe comunque giocare un ruolo determinante quando si inizia a parlare di salute mentale.

Quegli inquietanti giochi d’ombra, spesso sgradevoli ed indesiderabili, rappresentano infatti, per molte persone, una grande fonte di stress ed ansia.

In questo articolo vedremo quali strategie alimentari attuare per migliorare questo inestetismo.

  • LIMITA IL SALE

Insieme al famoso “Bevi di più”, si attesta ormai da anni come il consiglio da banco più diffuso tra le migliori esperte di nutrizione fai da te. Concordo e sottoscrivo ma non credo serva commentarlo.

  • AUMENTA IL POTASSIO

Il potassio è un minerale intra-cellulare,  necessario per un corretto metabolismo cellulare, utilissimo per contrastare la ritenzione idrica in quanto favorisce il ripristino di un corretto bilanciamento idrico.

🔎 Lo troviamo nell’avocado, banane, mandorle, sedano, albicocche, legumi ed asparagi.

  • LE VERDURE? MEGLIO CRUDE!

Un eccesso di sali minerali, specie se cristallizzati, non sarebbe l’ideale in questa situazione. Meglio le verdure crude.

  • ABBASSA L’INFIAMMAZIONE

Se la cellulite è una patologia infiammatoria perché non scegliere alimenti anti-infiammatori?

Via libera agli omega-3! 🔎 Li troviamo nelle noci, semi di lino ed in pesci grassi come halibut, tonno, salmone, sgombro. Una carenza di acidi grassi essenziali può portare ad avere una cute squamosa, secca ed infiammata, compromettendone l’elasticità.

  • VITAMINE E MINERALI

Carenze di Vitamina C, A, Rame e Zinco, coinvolti nella sintesi del collagene, potrebbero peggiorare questo stato infiammatorio. Lo sapevi?

🔎 Eccellenti fonti di vitamina C sono i frutti di bosco,  peperoni rossi, papaya, kiwi,  broccoli, cavoletti di bruxelles,  agrumi, pomodoro e mango.

Promossi anche spinaci, lattuga, carote e zucca gialla, alimenti ricchi in vit.A, indispensabile per mantenere l’elasticità del tessuto connettivo

  • EVITA GLI ZUCCHERI SEMPLICI ED I PRODOTTI RAFFINATI

Non in ultimo, evita anche i cibi ad alto indice glicemico. Ricordi l’articolo sulle Gallette di Riso vero..? 😉

  • MIGLIORA LA CIRCOLAZIONE

Spezie,  frutti di bosco ed alimenti ricchi in Vit C sono i nostri migliori alleati in questo campo. I mirtilli contengono infatti antocianosidi, sostanze che rinforzano la struttura dei vasi sanguigni e ne migliorano l’elasticità delle pareti. Dall’altra parte abbiamo le spezie: curcuma, zenzero e pepe di cayenna  agiscono velocizzando l’attività del metabolismo, stimolando la circolazione e rinforzando vene e arterie.

  • PREDILIGI I CIBI DIURETICI

Tra questi possiamo citare gli asparagi, il tarassaco, l’ananas, ortica, malva, carciofo, cetriolo e prezzemolo.

La strategia anti cellulite comincia a tavola e prosegue all’aria aperta.

Prima di buttarci a capofitto nella ricerca della crema miracolosa, proviamo ad agire dall’interno e a renderci responsabili del nostro benessere…

Perché, hai presente la frase “Quello che trascuri diventerà di qualcun altro? Ecco. Non vale per la cellulite.” Sad truth.

Visto che siamo in tema, Buon 8 Marzo (anche se in anticipo 🤗). 💐

A presto,

Alessandra

 

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Latte scremato o latte intero? Questo è il dilemma.

 

Altro che dubbi amletici. Davanti agli scaffali dei supermercati di tutto il mondo, ogni giorno, milioni di persone si interrogano: meglio il latte intero o quello scremato? 🤔

Il gusto dice intero, la testa scremato.

La questione è meno banale di quel che si potrebbe pensare. Poi si sa, tra i due litiganti il terzo gode e si sceglie il parzialmente scremato.

Tra i tre prodotti l’unica differenza sostanziale è quella che riguarda le percentuali di grasso: il latte scremato ha infatti un contenuto di grassi ridotto rispetto al parzialmente scremato che, a sua volta, è più magro dell’intero. 

Se così suona complicato facciamo una rapida classificazione :

– Latte intero: il tenore in materia grassa è uguale o superiore a 3,5%;
– Latte parzialmente scremato: il tenore in materia grassa è compreso tra 1,5% e 1,8%;
– Latte scremato: il tenore in materia grassa non è superiore a 0,3%;

Nessuna differenza, invece, nel contenuto di calcio. In tutti i casi sono presenti circa 1200 mg/l di calcio.

Valori Nutrizionali per 100 ml  

Latte intero

Latte parzialmente scremato  

Latte scremato

Kcal 64 47 34
Lipidi 3,5 1,6 0,8
Proteine 3,3 3,2 3,3
Carboidrati 4,7 4,9 4,9

Il latte intero, da ormai diversi anni, viene abbandonato sugli scaffali per principalmente due motivi:

– la demonizzazione dei grassi

– il conteggio calorico degli alimenti.

Ironico notare però che, insieme alla diffusione dei prodotti light, l’obesità ed il diabete di tipo 2 hanno avuto una diffusione spropositata.

In più, secondo uno studio svolto su 3000 soggetti, pubblicato a Marzo sulla rivista Circulation,  chi consuma latte intero ha il 46% in meno di possibilità di ammalarsi di diabete del tipo 2 e diminuisce il rischio di incorrere in malattie cardiovascolari.

Frena un attimo. Mi stai dicendo che i prodotti light in realtà fanno ingrassare, predispongono al diabete ed il latte intero sale sul podio come scelta più salutare..? C’è qualquadra che non cosa.

Come è possibile?

Le argomentazioni a sostegno del latte intero sono diverse.

🔸 I grassi, favorendo il senso di sazietà, evitano di consumare cibo in eccesso durante il giorno.

🔸Le persone dopo aver scelto un alimento fat free o light ne consumano di più. Ricordi quando ti ho parlato del lato oscuro dei prodotti dietetici?? 😅

🔸Il latte intero, rispetto il latte scremato, apporta fino a 3 volte più vitamina D, una vitamina liposolubile utile non solo per la salute delle ossa ma anche per la prevenzione del declino cognitivo negli anziani, della sclerosi multipla, artrite reumatoide, diabete ed alcune neoplasie (seno, colon rettale e prostata). Alcuni studi hanno inoltre mostrato una stretta correlazione tra obesità e deficit di Vit D.

Attenzione alla scelta.

Non tutti i grassi sono uguali. Ricordate quando vi dicevo che far vivere gli animali in condizioni serene (e non pensare solamente al loro sfruttamento) si riflette in maniera diretta sulla qualità dell’alimento?

[Se non ve lo ricordate leggete qui]

Visto che l’alimentazione delle mucche ha un effetto determinante sulla qualità del latte prodotto, alcuni  ricercatori del Washington State University’s Center for Sustaining Agriculture and Natural Resources (meglio noto come CSANR), hanno analizzato nell’arco di 18 mesi 384 campioni di latte intero, sia biologico che convenzionale. Sapete cosa hanno scoperto? A parità di acidi grassi totali, rispetto al latte normale, quello derivante dalle mucche libere di pascolare contiene più omega-3 (+65%) e fino al 25% di omega-6 in meno.

Sapete la frase “L’uomo è ciò che mangia”?. Ecco. Vale anche per le mucche. 🌱🐮

Se non siete sicuri riguardo il tipo di allevamento e se il prodotto sia o meno biologico sceglietelo parzialmente scremato. Inutile assumere dei grassi se l’animale non si è nutrito bene.

Senti ma dimmi una cosa, il latte non era il male del secolo insieme al glutine? Adesso non solo dovrei prenderlo ma dovrei prenderlo pure intero?! No sai, perché io ho un app sul telefono e appoggiando il dito sullo schermo mi ha detto che sono assolutamente intollerante al lattosio… che devo fare?  

Immaginavo già un pensiero del genere. Ad oggi, in assenza di particolari disturbi, non ci sono evidenze per escludere questo alimento dalla nostra dieta; l’importante è non abusarne. Anyway, se sei curioso di approfondire questo tema e vuoi fare chiarezza sui punti più dibattuti e sulle presunte criticità ti lascio il link ad un articolo del Fatto Alimentare.

In più, se ogni volta che assumi il latte provi dei fastidi, per investigare una eventuale intolleranza non affidarti ad un test qualsiasi. Chiedi consiglio al tuo medico ed opta per un test diagnostico validato come, ad esempio, il Breath Test.

 Buona Domenica,

Alessandra

 

📌 Sei curioso di approfondire determinati argomenti o tematiche specifiche? Scrivilo nei commenti!;)

Photo credit: Rodolfo Loaiza Ontiveros

 

Alcol e dieta: esistono cocktail diet-friendly?

 

Qual è uno dei problemi più comuni quando si inizia una dieta?

La dieta? 🤔

No, direi più la percezione di una sorta di incompatibilità con la vita sociale. Tra aperitivi, cocktail o drink del sabato sera, prediligere la scelta diet friendly non è sempre facile o possibile.

Che l’alcol apporti calorie vuote si sa. Ne ha ben 7 per grammo. Addirittura più di carboidrati e proteine: 4 Kcal/grammo.

[Per calcolare la quantità di alcool di una bevanda si segue questa formula: (gradazione alcolica X 0,8 X volume in centilitri)/10.]

L’etanolo è un metabolita tossico, questo, in coscienza, devo ricordarvelo.

Questo perché viene metabolizzato per la maggior parte dal fegato in acetaldeide, una sostanza non proprio innocua.

La molecola dell’etanolo mostra anche una buona affinità per le strutture lipidiche, attraversa le membrane cellulari, la barriera ematoencefalica e la placenta. Modifica il funzionamento di diversi neurotrasmettitori e deprime il sistema nervoso centrale.

Per questo motivo andrebbe assolutamente bandito in gravidanza, allattamento e se si stanno assumendo dei farmaci (l’alcol ne potenzia gli effetti e potrebbe dare problemi di sovradosaggio).

L’alcool sopprime le inibizioni e annulla le sublimazioni.
(Sigmund Freud)

Tuttavia, se l’unico ostacolo tra te e quel cocktail è la dieta, lo capisco… prendere un bicchiere d’acqua quando tutti ordinano Birra, Mojito o White Russian in effetti, un po’ di depressione la mette. L’analcolico poi, tra sciroppi di glucosio, succhi di frutta e zucchero non ci facilita la scelta.

Ed ecco che allora abbiamo due opzioni:

  • Convincere il barman a farci un Water-Mojto: acqua gassata, lime, menta e ghiaccio. Da fuori nessuno noterà la differenza. Forse.
  • Optare per il male minore. Scegliere cioè il cocktail meno calorico.

Visto che la maggior parte di noi non ha la più pallida idea di quante calorie si nascondano sul fondo del bicchiere, ecco di seguito una lista utile per farvi scegliere quello più diet-friendly.

Bellini

70 ml di spumante e 30 ml di purea di pesca messi nel mixer con ghiaccio ci regalano 63 calorie.

Spritz

L’apporto calorico è di 73 calorie per 140 ml di liquido. La scelta migliore per un aperitivo con le amiche.

Prosecco

Un bicchiere ha 69 calorie. Se fate fuori mezza bottiglia le calorie salgono a 248. I punti della patente invece scendono vertiginosamente.

Vino

Un bicchiere di Chianti apporta 87 calorie per 100 ml. Il Pinot Bianco 81 mentre il Moscato 84.

Tequila

Uno shottino di tequila sarà meglio dai?! Non troppo. 97 calorie per shot.

Gin Tonic

150 ml di acqua tonica, gin e bollicine apportano circa 120 calorie.

Birra

In una lattina da 330 ml ne troviamo 150.

Rum & Coca

185 calorie. Se la coca è light le calorie scendono a 100.

Mojito

150 ml di rum cubano, lime, zucchero di canna, selz, foglie di menta e cubetti di ghiaccio. Il tutto per 217 calorie.

Margarita

Questo cocktail messicano a base di tequila si posiziona a pari merito con il Mojito. 218 calorie.

Caipiroska

Rivisitazione moderna della Caipirinha, cocktail “storico” originario del Brasile. Un bicchiere regala 322 calorie. La sostituzione dello sciroppo di frutta con frutta vera potrebbe migliorare la situazione. Più o meno.

Assenzio

Per 100 ml le calorie salgono a 348. La lucidità mentale scenderà probabilmente ai minimi storici.

 

Per quanto riguarda la dieta, il problema non è solo del cocktail in sé, ma anche della voglia di carboidrati patatine e noccioline che la sua assunzione genera. Per di più l’alcol abbassa anche i livelli di leptina, il famoso ormone della sazietà. Le conseguenze del tutto sono facilmente intuibili. 🧀🍕🌽🍢😵
E’ anche vero però, come ho scritto nell’articolo di fine anno, che mentre cammini sul sentiero dei tuoi propositi devi cercare goderti il viaggio. La dieta non deve diventare una prigione o un motivo di emarginazione.

In linea di massima, considera sempre che non sarà il mojito di un sabato sera a mandare all’aria la tua dieta. Quello stesso mojito però, potrebbe benissimo incasinarti la vita per cui, se bevi, non guidare (doverosa precisazione).

Cerca di divertirti (con coscienza), mantieni un certo grado di decoro e scegli in modo oculato il “male minore”.

Detto questo, buon week end!! 🤗

A presto,

Alessandra

 

 

 

 

1st Sport Nutrition International Conference: from science to practice.

 

Visto che qualche weekend fa ho saltato un nostro appuntamento settimanale (e voi avete pianto tantissimo 😜), oggi vi parlerò, a grandi linee, dei temi trattati alla I° conferenza internazionale di Sport e Nutrizione che c’è stata a fine Novembre a Bologna.

Ecco riportate tante piccole perle di sapere, curiosità e strategie estrapolate dalle diverse talks. Iniziamo.

  • Siete particolarmente irritabili? Probabilmente avete perso una quota idrica pari all’1,5% del vostro peso.
  • Non è consigliabile adottare la pratica del digiuno intermittente nel lungo termine. Il rischio è quello di ridurre, nel tempo, l’assunzione calorica giornaliera e, di conseguenza, la massa muscolare.
  • Per i disturbi gastrointestinali correlati agli sport di lunga resistenza di grande utilità risultano le diete a bassissimo contenuto di fibre. Soprattutto nelle 24h precedenti la competizione.
  • Anche l’intestino va allenato.
  • L’HMB (beta-idrossi beta metilbutirrato) sembrerebbe essere utile durante allenamenti intensivi ed in condizioni di sarcopenia (scarsa massa muscolare). Ulteriori ricerche andrebbero fatte a riguardo.
  • Negli esercizi di endurance le donne, rispetto agli uomini, bruciano più grassi che carboidrati.
  • Un vigile del fuoco americano consuma ogni giorno dalle 2700 alle 6000 Kcal al giorno.
  • Cosa fare per recuperare il prima possibile le scorte di glicogeno dopo l’esercizio fisico? Semplice, assumere carboidrati. As soon as possible.
  • Soggetti affetti da patologia hanno un costo energetico maggiore rispetto a soggetti in condizioni fisiologiche.
  • Scaldare un arto nella fase di recupero aiuta a ripristinare le scorte di glicogeno.
  • Le diete chetogeniche, bloccando le vie dell’ipertrofia, sono inutili per aumentare la massa muscolare. Negli sport di endurance invece, sembrerebbero ridurre la sensazione di fatica.
  • Il costo energetico della corsa è indipendente dalla velocità.
  • Se la vostra massa muscolare è compromessa, l’angolo di fase (un parametro rilevabile tramite bioimpedenziometria) sarà più basso.
  • Il selenio avrebbe un ruolo significativo nelle patologie tiroidee.
  • In caso di allenamenti troppo intensivi il cortisolo (l’ormone dello stress) aumenterà mentre l’FT3 (ormone tiroideo) scenderà. Per ripristinare la normale funzione tiroidea saranno necessarie 72 h.
  • Meglio l’allenamento full body o split? Se puntate alla crescita muscolare meglio il full body. Parola di Brad Schoenfeld.
  • Se puntate all’ipertrofia muscolare, pensate prima a recuperare bene tra un allenamento e l’altro.
  • Il microbiota influenzerebbe non solo la nostra forma fisica ma anche il nostro comportamento.
  • State cercando un buon integratore di omega 3? Cercate la certificazione IFOS (International Fish Oil Standards), un ente indipendente, riconosciuto a livello internazionale, che valuta la concentrazione degli acidi grassi Omega 3, la loro purezza (assenza di contaminanti) e il grado di ossidazione, adottando i criteri definiti dall’organizzazione mondiale della sanità (WHO) e del Council for Responsible Nutrition (CNR).
  • In soggetti sani, la dieta senza glutine non è poi così innocua.

Si è detto questo ma si è detto anche molto altro che, purtroppo, non riesco a sintetizzare in poche righe. Il rischio sarebbe quello di semplificare troppo ed andare incontro a misunderstanding.

C’è stato un concetto che comunque è emerso spesso ed è stato sottolineato da tutti i relatori: non esiste una singola strategia che funzioni per tutti.

Se esistesse una regola universale, non ci porremmo più il problema.

Se esistesse una regola universale, basterebbe utilizzare qualche formula per calcolare il metabolismo basale ed avere tutto chiaro.

Se esistesse una regola universale, basterebbe Google per scaricare qualche dieta preimpostata.

 

La nutrizione va personalizzata.

In base allo sport, in base alla condizione di salute, all’età, al sesso, alla valutazione della composizione corporea. Va tutto contestualizzato o, come mi piace pensare, cucito sulla persona.

Spero che l’articolo ti sia piaciuto ed abbia soddisfatto le tue aspettative. 🤗

Fammelo sapere lasciandomi un commento! 😉

Buona Domenica,

Alessandra

 

Soffri di acne? Attento alla dieta.

 

L’acne è uno dei più comuni problemi dermatologici che affligge milioni di giovani (ed adulti) in tutto il mondo.

Non mi riferisco ai 4 brufoletti che spuntano sporadicamente, mi sto riferendo ad un processo infiammatorio che impatta sia a livello fisico che psicologico la vita di molte persone.

Se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno, c’è da dire che oggi le terapie o i trattamenti possibili sono diversi; nel medioevo saremmo potuti finire sul rogo con la semplice ipotesi che potesse trattarsi di qualche malattia infettante e altamente contagiosa, tipo la lebbra.

Se poi vogliamo vedere il bicchiere totalmente pieno dobbiamo considerare che possiamo fare molto anche con l’alimentazione.

Questa, infatti, influenza uno o più dei quattro fattori fondamentali all’eziopatogenesi (leggi: comparsa) dell’acne: iperproliferazione dei cheratinociti, aumento della produzione di sebo, colonizzazione da parte del Propionibacterium acnes ed infiammazione.

The only disability in life is a bad attitude. – Scott Hamilton

Vediamo insieme cosa dovremmo mangiare o evitare per sconfiggere questa problematica.

  • Evita gli alimenti ad alto indice glicemico (IG).

La differenza nell’incidenza dell’acne tra le società più primitive e le società moderne ha suggerito una possibile correlazione tra questa dermatosi infiammatoria e l’indice glicemico degli alimenti; ovvero un valore che esprime quanto un alimento o un pasto sia in grado di innalzare il livello di zuccheri nel sangue.

Senti, ma non era il cioccolato che faceva venire i brufoli?! Adesso che c’entra l’indice glicemico?!

La colpa è dell’insulinaUn indice glicemico elevato, aumenta i livelli sierici di insulina la quale, a sua volta, mediante l’innalzamento degli androgeni e un aumento dell’IGF-1, un fattore di crescita insulino-simile, stimola la proliferazione delle cellule sebacee e la produzione di sebo. L’instaurarsi di una condizione di insulino resistenza, oltre ad aumentare la produzione di sebo, può anche peggiorare l’infiammazione e, di conseguenza, l’acne. Insulin is the acne best friend insomma.

In chi adotta una dieta a basso IG sarà possibile invece riscontrare:

  • una diminuzione delle lesioni infiammatorie e non-infiammatorie della pelle pari al 28%
  • un cambiamento delle dimensioni delle ghiandole sebacee
  • un miglioramento rilevante sia dal punto di vista clinico che istopatologico
  • migliore sensibilità insulinica
  • riduzione dei livelli di androgeni.

Come fare: evita gli zuccheri semplici,  i dolci, i carboidrati raffinati (pane, pasta, crackers e affini) e le bevande zuccherate. Privilegia il consumo di cereali in chicchi come orzo, riso integrale, miglio, farro e grano saraceno. Evita accuratamente i distributori, la frutta sciroppata o candita. Aumenta la quota di frutta, verdura e prodotti integrali.

  • Cautela con latte e latticini.

La colpa in questo caso è dell’IGF-1, la componente del latte che stimola maggiormente l’unità pilo sebacea, la proliferazione dei cheratinociti e la cui concentrazione nel sangue correla positivamente con le lesioni infiammatorie. Più IGF-1, più lesioni.

Latte e latticini vanno inoltre a stimolare un complesso enzimatico che funge da potente stimolatore dell’iperinsulinemia. 

L’associazione tra acne e latte o prodotti caseari potrebbe quindi esserci. Non bisogna dimenticare, però, che questa rilevazione è stata fatta per mezzo di questionari ed autovalutazioni; la sua veridicità è da prendere “con le pinze”. L’American Academy of Dermatology è dello stesso parere.

Per quanto riguarda lo yogurt invece, non sono state evidenziate correlazioni statisticamente rilevanti; anzi, alcuni autori ipotizzano che il processo di fermentazione del latte ad opera dei lattobacilli sia in grado addirittura di diminuire i livelli di IGF-1.

  • Vitamina A e Vitamina D. Go for it!

La vitamina A, inseme alla vitamina D, giocano un ruolo fondamentale nella salute della pelle ed hanno un effetto antiproliferativo sui cheratinociti . La vitamina D ne regola inoltre la crescita e la differenziazione.

Le principali fonti sono latte, prodotti caseari, uova, fegato, carote e zucca.

Prima di ricorrere agli integratori, chiedete consiglio al vostro medico!

  • Via libera agli omega 3.

Che gli omega 3 abbiano un effetto anti-infiammatorio, ormai, lo sanno anche i muri. Quando però questi acidi grassi, dopo essere stati marcati radioattivamente, sono stati ritrovati per il 46% associati ai lipidi della pelle e del mantello di alcuni Guinea Pig, la cosa si è fatta ancora più interessante. Essi infatti, riducendo la produzione di citochine infiammatorie, inibendo la conversione dell’acido arachidonico, loro precursore in LTB4 – una sostanza che regola la produzione di sebo, ed abbassando anche i livelli di IGF-1 hanno un effetto decisamente terapeutico.

Li troviamo nel salmone, pesce azzurro, alghe, semi di lino e noci.

  •  Cioccolato ed acne. Verità o mito?

Dulcis in fundo. Il cioccolato non fa venire l’acne.

L’esperimento, sebbene discutibile, coinvolse 65 persone. Ad alcuni vennero date barrette al cioccolato, ad altri barrette senza cioccolato. Dopo 4 settimane le differenze fra i gruppi a livello di acne non erano rilevabili.

Vi dirò di più, contenendo antiossidanti, il cioccolato fondente potrebbe alleviare i sintomi dell’acne coadiuvando la risposta antinfiammatoria. Così come la vitamina A, vitamina E, selenio ed il tè verde che, per il suo contenuto in catechine, sembrerebbe inoltre ridurre la produzione di sebo.

Cioccolato (fondente), per la gioia di molti, assolto!

E quindi?? Dai, queste cose si sanno su, adesso, piuttosto, dimmi di quel frutto miracoloso che cresce alle falde del Kangchenjunga e che appena lo mangi fa sparire tutti i brufoli..

Sorry man. Se proprio ci tieni potrei rifilarti un qualche superfood cinese puntando sull’effetto placebo ma la realtà, sfortunatamente, è un’altra: non esistono alimenti miracolosi per l’acne.

Esistono solo buone abitudini e scelte oculate.

Banale? Forse.

O forse, se indagassi su quanti di noi mangiano cibi integrali, assumono la giusta dose di omega 3 e non zuccherano il caffè, forse, e dico forse, di banale non resterebbe poi molto.

Se continui a fare quello che hai sempre fatto, continuerai ad ottenere ciò che hai sempre avuto. – Warren G. Bennis

La questione è ancora aperta, tuttavia, visto che una dieta a basso indice glicemico, ricca in frutta e verdura, omega 3 e cereali integrali, non ha particolari controindicazioni e mal che vada, può sempre funzionare come dieta anti infiammatoria, proteggere da patologie cardiovascolari, dal diabete di tipo II e perfino dall’obesità…

It’s worth a try! Isn’t it?

Buona Domenica,

Alessandra

 

 

 

Prima colazione: ecco perché dovresti farla.

 

Colazione: si, no, forse? Farla o non farla? Gran bel dilemma.

Visto che in giro si sente tutto ed il contrario di tutto cerchiamo di capire insieme dove sta la verità in questo marasma di opinioni falsi miti o mezze verità.

Senti, io la mattina sono perennemente in ritardo, ho lo stomaco chiuso e c’ho più sonno che sentimenti. Non dirmi di fare colazione solo perché è il pasto più importante della giornata, questa “scusa” ormai è vecchia. Quello che invece mi interessa: è vero o no che saltare la colazione fa ingrassare?

Uno dei più noti studi sulla colazione, finanziato diversi anni fa da una nota azienda produttrice di cereali,  ti direbbe di sì. Strano vero? 😁 Secondo questi signori, il consumo di cereali (ricchi in zuccheri, sale e cereali raffinati) sarebbe associato all’essere più magri. D’altro canto, conflitto di interessi a parte, secondo i ricercatori dell’ Università dell’Alabama, no: saltare la colazione non inciderebbe sul peso.

Essi hanno reclutato quasi 300 volontari e li hanno divisi in tre gruppi: al primo è stato chiesto di saltare la colazione, al secondo di farla, al terzo non è stata data alcuna indicazione specifica riguardo a questo pasto – detto in poche parole, potevano fare quello che volevano. Dopo 16 settimane i ricercatori sono giunti alla seguente conclusione: saltare o meno la colazione non influisce in alcun modo sul peso.

Ale, scusa ma non capisco.. se non influisce sul peso, quindi, perché dovrei farla? 🤔

Semplice. Perché la colazione è il pasto più importante della giornata! 😀 No scherzo, fammi spiegare. 😅

Saltare la colazione ti permetterà probabilmente di posticipare la trentesima sveglia e dormire 5 minuti in più; tuttavia ecco una serie di motivi che ti potrebbero persuadere ad intraprendere (o continuare) con questa buona abitudine.

  • Saltare la colazione non ti farà dimagrire.

Ok, lo studio afferma che dopo 4 mesi il peso non cambia. E al quinto? 🙄Abbiamo già visto in uno degli scorsi articoli che c’è una differenza sostanziale tra dimagrire e perder peso.  Quindi, chi salta la colazione col desiderio di dimagrire, forse non cambierà il suo peso ma, sicuramente, alimenterà delle montagne russe glicemiche e magari nel lungo termine si troverà anche ad ingrassare.  

  • Saltare la colazione ti renderà un pessimo maratoneta.

Alcuni studi hanno dimostrato che chi fa colazione mostra una miglior capacità di coordinazione, resistenza ed una minor percezione della fatica, sia fisica che mentale.

In più, saltare la colazione riduce lo storage di glicogeno dopo il pasto. Il digiuno prolungato aumenta infatti gli acidi grassi liberi circolanti, i livelli di glucagone ed abbassa quelli dell’insulina. Di conseguenza si avrà un’inibizione del trasporto di glucosio nel muscolo ed ecco che lo storage del glicogeno viene compromesso. Not good. Not good at all.

  • Saltare la colazione ti indurrà in tentazione.

Saltare la colazione rende il nostro cervello più responsivo verso i cibi calorici. Le conseguenze sul lungo termine sono facilmente intuibili…;)

  • Saltare la colazione ti renderà più suscettibile nei confronti del Diabete di tipo 2.

I digiuni prolungati diminuiscono sia la risposta che la memoria delle cellule Beta pancreatiche (meglio conosciute come quelle che producono insulina). Il risultato? Oltre ad una risposta insulinica al pasto sia ridotta che ritardata, si avrà una progressiva degradazione dei granuli secretori di insulina e, quindi, un maggiore rischio di esporsi al diabete di tipo 2.

  • Saltare la colazione ti renderà più pigro.

Lo dicono gli studi…fare colazione ti rende più attivo ed incline all’attività fisica. Non fa miracoli ma aiuta. 😎

La mia opinione

La prima colazione è sicuramente diventato uno spazio molto affollato di prodotti industriali decisamente discutibili. Detto questo.. fatte le scelte giuste; che tu sia un bimbo, adulto sedentario o sportivo, credo che la colazione sia un pasto fondamentale.

La sua importanza non è riducibile al suo semplice valore nutrizionale: è un piacere, un rito e, a quanto pare, una garanzia di salute per il tuo futuro.

Uno dei prossimi articoli? Sulla colazione ideale direi.. 😉

Buona Domenica,

Alessandra