Legumi: gonfiori, problematiche, varie ed eventuali…

 

In uno degli scorsi articoli abbiamo parlato di legumi

Oltre a costituire una riserva di proteine sono un’ottima fonte alimentare di fibra, favoriscono il senso di sazietà, riducono l’assorbimento di colesterolo, zuccheri e grassi, sono ricchi di antiossidanti ed eccellenti fonti di vitamine del gruppo B.

Senti Ale, è tutto molto bello e faranno pure benissimo questi legumi ma io te lo dico chiaramente… vado sempre di corsa e non ho tempo per metterli in ammollo e/o cucinarli. Per non parlare del fatto che mi gonfio come un palloncino. Quindi, che si fa?

Partiamo dal lato pratico: Legumi in scatola si, legumi in scatola no?

Se l’alternativa è non mangiarli affatto, why not? Basta fare un po’ di attenzione con le etichette. Scegliere quelli in barattolo di vetro, evitare quelli con aggiunta di sale, zucchero, additivi o conservanti.

Insomma, evitare quelli con la lista degli ingredienti troppo lunga.

Se invece di legumi in scatola non volete proprio sentirne parlare, puntate alla pianificazione.

I legumi, una volta cotti, possono essere congelati in porzioni più piccole o conservati in frigorifero.

Congelati si conservano 3 mesi mentre la conservazione in frigorifero è di 5 giorni al massimo.

Per cui, se il vostro problema è il tempo, approfittate del week end per prepararvi alla settimana.

Ok ok, va bene Ale, ho capito, mi devo organizzare; comunque, è vero che tutte le sostanze nutrienti che contengono, in effetti, non si assorbirebbero poi così tanto? Cos’è che hanno? Gli anti-qualcosa….

Gli anti-nutrienti: sono composti che ostacolano l’assorbimento dei nutrienti essenziali e minerali da parte dell’organismo umano come ad esempio lo zinco, il magnesio e il ferro.

Per la maggior parte delle persone, gli anti nutrienti non rappresentano in genere una grande preoccupazione, ma, visto che nella vita è tutta una questione di punti di vista, potrebbero diventare pericolosi nei casi di malnutrizione o in coloro che basano la loro dieta quasi esclusivamente su cereali e legumi.

Le perdite di minerali sono relativamente basse, parliamo di un 20% circa in media, ma capisco che se stai particolarmente attento alla dieta, oppure ti senti in qualche modo “a rischio”, anche quel numero fa la differenza.

Tra i principali anti nutrienti abbiamo:

🔹fitati ed acido fitico

🔹tannini

🔹lecitina

🔹ossalati di calcio

Il primo ostacolo all’assorbimento dei nutrienti nei legumi sembrerebbe essere rappresentato proprio dall’acido fitico, un “temibile” composto ricco di fosforo che bloccherebbe completamente l’assimilazione di ferro e ridurrebbe la capacità di assorbire calcio e magnesio.

Visto che la maggior parte di queste sostanze sono inattivate dall’ammollo (in acqua fredda e senza bicarbonato), il segreto sta nel cambiare spesso l’acqua.

Tornando al ferro invece, per incrementarne l’assorbimento dai prodotti vegetali, possiamo sfruttare la vitamina C. Questa vitamina, di per sé già molto importante per la salute, è in grado di migliorarne l’assorbimento da parte del nostro corpo.

Sarà quindi sufficiente condire le verdure, l’insalata ed i legumi con del succo di limone, ricco appunto in vitamina C o, in alternativa, bere durante il pasto una spremuta di arance o del succo di limone in acqua.

Gli anti nutrienti, in tutto questo, non sono sempre i “bad guys” da tenere alla larga. In alcune circostanze, anti nutrienti come fitati e tannini svolgono anche effetti benefici sulla salute.

In particolare, i tannini, noti per le loro proprietà antiossidanti, aiutano a contrastare i radicali liberi mentre l’acido fitico sembrerebbe addirittura avere un ruolo protettivo nei confronti del cancro al colon.

E per quanto riguarda il gonfiore? 🤔

La colpa è degli oligosaccaridi, delle sostanze indigeribili che quando arrivano al colon, l’ultima parte dell’intestino, richiamo acqua e sono fermentati dai batteri producendo maggiori quantità di gas.

Poiché le sostanze responsabili dei disturbi digestivi sono contenute soprattutto nella buccia, puoi optare per i legumi decorticati o farine di legumi.

Il consiglio è quello di consumarli in maniera regolare e a piccole dosi masticandoli bene o passarli mediante l’ausilio del passaverdure.

Altro suggerimento potrebbe essere quello di aggiungere all’acqua di cottura un paio di cm di alga Kombu, (si trova facilmente nei negozi bio): accelerando il tempo di cottura ne limiterà la fermentazione intestinale ed arricchirà il brodo di cottura di sali minerali.

Se invece vogliamo giocare in casa, potremmo aggiungere qualche fogliolina di alloro in cottura o alcune erbe a freddo come ad esempio semi di finocchietto, cumino, malva, aneto, coriandolo, origano, menta, che, allo stesso modo, sono degli ottimi anti fermentativi.

Se fino ad oggi non avete mai utilizzato i legumi per difficoltà digestive o mancanza di tempo, con qualche piccolo accorgimento, potreste provare a cambiare le vostre abitudini ed arricchire la vostra alimentazione.

Come diceva Hopper, La frase più pericolosa in assoluto è: Abbiamo sempre fatto così.

Buona serata,

Alessandra.

 

 

 

Tè verde: Elisir di lunga vita.

 

Ogni medicina cura una particolare malattia ma il Tè è la medicina che cura qualsiasi malattia”, ipse dixit Chen Zang, un famoso farmacista cinese vissuto durante la dinastia Tang.

Praticamente un super-food. Talmente importante che in Cina fu istituito il cosiddetto “Tributo del Tè”: ogni anno un quantitativo di tè piantato e raccolto doveva essere destinato all’Imperatore e al suo utilizzo personale.

Cavoli, ma davvero è così importante?! 🤔

Anche il Re Gustavo III di Svezia si pose la tua stessa domanda. Allora fece un esperimento. Per risolvere la questione tra assertori e detrattori dei poteri curativi del tè egli propose a due ergastolani di commutare la loro pena: per un periodo di due mesi, uno avrebbe dovuto bere ben 15 tazze al giorno di tè, l’altro altrettante di caffè.

Sai come andò a finire?

Non lo so, pochi giorni dopo il suo inizio, i medici che ne seguivano lo sviluppo morirono di morte naturale e, subito dopo, il re Gustavo III di Svezia fu assassinato da una congiura di nobili. E va beh, c’est la vie.

Torniamo a noi. L’ 80% del Tè consumato al mondo è Tè nero mentre il 20% è Tè verde.

Cosa cambia? Il colore delle foglie? No, cambia il tipo di lavorazione mentre la pianta di origine è sempre la stessa – Camellia sinensis.

Il tè nero è infatti trasformato attraverso la fermentazione, mentre per la lavorazione del tè verde si evita questo tipo di processo. Come risultato, il tè verde mantiene la massima quantità di antiossidanti e polifenoli, le sostanze che conferiscono al tè verde le sue numerose proprietà. Fino a 6 volte di più rispetto al tè nero.

“Non scegliere mai il tuo tè in fretta perché poi te lo devi bere” (Anonimo)

Questo tipo di tè, oltre a contenere vitamine del gruppo B, acido folico, manganese, potassio, magnesio, caffeina è ricco di antiossidanti: sostanze che possono ridurre la formazione di radicali liberi nel corpo, proteggendo le cellule e le molecole da danni.

[Piccola nota: quando dico radicali liberi non mi riferisco a personaggi politici a piede libero. 🤗 Con questa parola si indicano un gruppo di molecole particolarmente reattive che contengono almeno un elettrone spaiato nel loro orbitale più esterno. A causa di questa caratteristica chimica, i radicali liberi sono altamente instabili e cercano di tornare all’equilibrio, rubando, all’atomo vicino l’elettrone necessario per pareggiare la propria carica elettromagnetica.

Questo meccanismo dà origine a nuove molecole instabili, innescando una reazione a catena che, se non viene arrestata in tempo, finisce col danneggiare le strutture cellulari.
Essi hanno quindi un ruolo chiave nel processo di invecchiamento e di genesi di diversi tipi di malattie.]

Uno dei più potenti composti nel tè verde è l’antiossidante epigallocatechina gallato (EGCG), che è stato studiato per il trattamento di varie malattie e può essere uno dei motivi principali per cui il tè verde ha così potenti proprietà medicinali.

Una di queste? Abbassa il rischio di mortalità e ti aiuta a vivere più a lungo.

“Predicatore: Ricordati che devi morire!
Mario: Come?
Predicatore: Ricordati… che devi morire!
Mario: Va bene…
Predicatore: Ricordati che devi morire!
Mario: Sì, sì… no… mo’ me lo segno…”

– Non ci resta che piangere

Per ora la morte sembrerebbe un fatto inevitabile 😅, tuttavia, il tè verde, ha mostrato proprietà interessanti a riguardo.

In uno studio di 40530 adulti giapponesi, coloro che bevevano il tè verde – 5 o più tazze al giorno – avevano significativamente meno probabilità di morire nel corso di un periodo di 11 anni.

Per quanto riguarda le malattie cardiache: mortalità ridotta del 31%nelle donne e del 22% negli uomini.

Per quanto riguarda l’ictus: mortalità ridotta di un 42% nelle donne e del 35% negli uomini.

Come assumerlo?

Come bevanda o come integratore in capsule. L’effetto stimolante dell’infuso risulta massimo per un tempo di infusione breve. L’infusione prolungata determina, invece, una maggiore estrazione di tannini che, a loro volta tendono a legare la caffeina che è così assorbita in maniera minore.

Per non distruggere parte dei principi attivi del tè verde, meglio non versare nella tazza o nella teiera acqua bollente ma di qualche grado inferiore (circa 80°) e lasciare in infusione per non più di 2-3 minuti.

Vuoi sentirti più english e mettere il latte nel tè? Pessima idea.

Le proteine del latte, complessandosi con i polifenoli di questa bevanda ne annullano l’effetto antiossidante. Lo dimostrano qui ed anche qui.

Quindi? Overdose di tè verde?

E’ possibile bere alcune tazze di tè al giorno senza avere, nella maggior parte dei casi, effetti collaterali. Mentre è più facile “esagerare” con gli estratti concentrati e raggiungere dosi elevate che possono causare l’insorgenza di effetti avversi (disturbi gastrointestinali, insonnia, agitazione, mal di testa, palpitazioni)ed interferire con alcuni farmaci

E’ bene inoltre evitare il tè verde in gravidanza poiché esso riduce l’effetto dell’acido folico, sostanza indispensabile per diminuire il rischio di spina bifida e di parto prematuro.

In più, oltre alle catechine, tra cui l’EGCG, il tè verde contiene numerose sostanze come ad esempio di flavonoidi, alcaloidi, saponine e tannini. Proprio questi ultimi interferiscono con l’assorbimento e la biodisponibilità del ferro. Quindi è importante ricordare di non assumere integratori a base di ferro in concomitanza con tè verde (soprattutto con estratti concentrati).

Senti ma, parlando di cose importanti, il tè verde non aiutava anche a bruciare il grasso?

 Delle proprietà del tè verde  magari ne parliamo un’altra volta.. Che dici? 😉

A presto,

Alessandra

 

 

Support Bacteria. It’s the only culture some people have.

 

Nell’articolo di oggi si parla di resilienza, fermenti lattici, probiotici e prebiotici.

“Great minds discuss ideas; average minds discuss events; small minds discuss people.” – Eleanor Roosevelt

Nel 1908, un genio dal nome impronunciabile, Ilya Metchnikoff, propose una tesi secondo cui la longevità degli ultracentenari pastori bulgari dipendesse dal consumo di latti fermentati. Proprio in quel latte Ilya scoprì poi un bacillo che chiamò Lactobacillus bulgaricus, in onore degli abitanti della Bulgaria.

Egli ipotizzò che non tutti i microrganismi fossero dannosi  per la salute dell’uomo. Anzi, alcuni batteri intestinali erano in grado di promuovere la salute e proteggere contro l’invecchiamento.

L’idea di Metchnikoff, basata su empirismo, osservazioni scientifiche e geniale intuizione, fu a lungo derisa dalla comunità scientifica.

Grazie a questo stesso principio, oggi, alcune tra centinaia di aziende del settore lattiero-caseario dichiarano un fatturato annuo di 22412 miliardi di Euro.

Quindi, questo premio Nobel per la medicina oggi ci insegna due cose:

  • Se non avrai fiducia in te stesso, nessun altro l’avrà al tuo posto. Sai che uno dei più grandi rimpianti dei malati terminali è quello di non aver fatto ciò che amavano o in cui credevano per la paura del giudizio degli altri?
  • Tutti questi nomi strani che leggete su yogurt , alcuni tipi di latte e formaggi freschi (Bifidus di qua, Bifidus di là… Avete presente?) sono degli organismi vivi effettivamente benefici per la nostra salute che prendono il nome di probiotici.

(Per ora la promessa è quella di migliorare il transito intestinale ed il sistema immunitario. Sull’eterna giovinezza credo ci stiano ancora lavorando. In caso vi aggiorno, tranquilli. 😀 )

Li troviamo anche nel kefir (una bevanda ottenuta dal latte fermentato di capra, mucca o pecora), crauti, zuppa di miso, tempeh (ottenuto dalla fermentazione dei semi di soia), tè kombucha e latticello.

La vita dell’omo si fa delle cose mangiate.” – Leonardo da Vinci

Ok. Ti ho appena detto cosa sono i prObiotici e dove puoi trovarli. Ora ti spiego la differenza con i prEbiotici.

Allora, a parte il fatto che a mia nonna che deve mangiare il kefir glielo spieghi tu, poi… come sarebbe che adesso mi parli dei prebiotici? Non sono la stessa cosa? La scelta della “E” o della “O” non varia semplicemente in base ai gusti personali?

No aspetta, non funziona proprio così. Sono due cose diverse. I prEbiotici infatti, non sono microrganismi ma sostanze provenienti da vari tipi di carboidrati (per lo più fibre) che noi esseri umani non siamo in grado di digerire.

Tra gli alimenti più ricchi in prebiotici abbiamo: legumi, avena, banane, bacche, topinambur, asparagi, tarassaco, aglio, porro, cipolla. Se assunti in quantità adeguata, favoriscono selettivamente la crescita e l’attività di uno o più batteri già presenti nel tratto intestinale.

Ascolta io non ci sto capendo nulla, se i probiotici sono quelli che fanno bene e sono diversi dai prebiotici,  che caspita sono i fermenti  lattici? 

Lo so, il discorso non è semplicissimo.

In effetti  i probiotici fanno parte dei fermenti lattici: ovvero tutti quei microrganismi vivi da assumere con la finalità di reintegrare o modificare la microflora intestinale, per migliorare lo stato di salute dell’individuo o, nel caso di medicinali, contribuire a trattare una malattia.

Tuttavia, perché i fermenti lattici siano considerati probiotici, devono soddisfare alcune condizioni:

  • Arrivare vivi all’intestino.
  • Insediarvisi ed essere in grado di colonizzarlo (sopravvivendo all’ambiente acido dello stomaco ed ai sali biliari nella prima parte dell’intestino).
  • Influenzare positivamente la flora intestinale contrastando i batteri pericolosi.
  • Contribuire a favorire le difese immunitarie.

 

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Quindi, quando sulla confezione dello yogurt  troviamo scritto: “contiene fermenti lattici vivi” questo non presuppone che siano probiotici.

In effetti, possono essere considerati fermenti lattici anche solo i due batteri usati per la produzione dello yogurt, ovvero il Lactobacillus bulgaricus e lo Streptococcus thermophilus, che però, secondo le linee guida fornite dalla FAO/OMS, non possono essere considerati probiotici perché non resistono ai succhi gastrici e quindi muoiono senza svolgere alcuna azione benefica per l’organismo.

Se uno yogurt contiene probiotici, dunque, oltre ai due batteri appena citati, deve avere anche i fermenti lattici probiotici, tra cui almeno uno dei seguenti batteri: Lactobacillus AcidophilusBifidusLactobacillus caseiLC1Lactobacillus gasseri. Dai un’occhiata alle etichette.

Per oggi mi sa che ti ho già confuso abbastanza, ma ricorda: “Quanto più già si sa, tanto più bisogna ancora imparare. Con il sapere cresce nello stesso grado il non sapere, o meglio il sapere del non sapere.”

..Ho fatto peggio? 😀

Buona giornata,

Alessandra.